Coelum Astronomia 220 - 2018 - Page 57

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Sopra. Il grafico mostra il variare della previsione della finestra di rientro della stazione con il passare dei giorni. Crediti: ESA.

«Le previsioni sono ancora molto imprecise poiché, mano a mano che la quota si abbassa, l’orbita dell’astronave risente in maniera crescente dell’attrito con gli strati alti della nostra atmosfera (la cosiddetta ionosfera), la cui densità è influenzata in maniera erratica dal flusso di particelle in arrivo dal Sole come conseguenza dell’attività magnetica della nostra stella» ha dichiarato Alberto Buzzoni, (INAF-Oas di Bologna e membro per l’INAF di Ocis, l’Organismo nazionale per il coordinamento delle attività di sorveglianza spaziale e difesa in Italia) in un’intervista rilasciata a Media INAF.

«C’è poi da tener conto dell’assetto “aerodinamico” della stazione (una specie di “aereo” con una carlinga tubolare di 3×10 metri e due “ali” di pannelli solari, ciascuno di 7×3 metri) – continua Buzzoni – che a questo punto diventa una variabile importante per valutare l’entità dell’attrito e calcolare così l’esatta traiettoria dinamica.

Allo stato attuale dei calcoli, comunque, possiamo stimare che la finestra di caduta più probabile sia centrata attorno alla prima quindicina di marzo, ma con una incertezza di più o meno due settimane. Inutile dire che, per un oggetto che sta percorrendo 8 km al secondo, questa incertezza rende totalmente aleatoria, al momento, qualunque previsione sul “quando-e-dove” cadrà».

L’unica informazione sicura, in relazione all’inclinazione dell’orbita della stazione rispetto all’equatore, è che, sebbene il rientro della stazione possa avvenire entro una fascia di latitudine compresa tra i 43° Nord e 43° Sud (tale fascia esclude quindi il Canada e la maggioranza dei territori ex sovietici), per quanto riguarda gli eventuali detriti, questi potranno cadere in una fascia più ampia prudenzialmente estesa tra i 44° Nord e i 44° Sud. Gli eventuali frammenti infatti, potrebbero disperdersi sia lungo la traiettoria seguita dalla stazione che perpendicolarmente ad essa. L’Italia si trova proprio a cavallo del 44° parallelo.

In ogni caso possiamo rassicurare i lettori: non c’è assolutamente da preoccuparsi! Le probabilità di essere colpiti da un detrito spaziale, in particolare da un frammento della Tiangong-1, sono estremamente basse.

«Le previsioni sono ancora molto imprecise poiché, mano a mano che la quota si abbassa, l’orbita dell’astronave risente in maniera crescente dell’attrito con gli strati alti della nostra atmosfera (la cosiddetta ionosfera), la cui densità è influenzata in maniera erratica dal flusso di particelle in arrivo dal Sole come conseguenza dell’attività magnetica della nostra stella» ha dichiarato Alberto Buzzoni, (INAF-Oas di Bologna e membro per l’INAF di Ocis, l’Organismo nazionale per il coordinamento delle attività di sorveglianza spaziale e difesa in Italia) in un’intervista rilasciata a Media INAF.

«C’è poi da tener conto dell’assetto “aerodinamico” della stazione (una specie di “aereo” con una carlinga tubolare di 3×10 metri e due “ali” di pannelli solari, ciascuno di 7×3 metri) – continua Buzzoni – che a questo punto diventa una variabile importante per valutare l’entità dell’attrito e calcolare così l’esatta traiettoria dinamica.

Allo stato attuale dei calcoli, comunque, possiamo stimare che la finestra di caduta più probabile sia centrata attorno alla prima quindicina di marzo, ma con una incertezza di più o meno due settimane. Inutile dire che, per un oggetto che sta percorrendo 8 km al secondo, questa incertezza rende totalmente aleatoria, al momento, qualunque previsione sul “quando-e-dove” cadrà».

L’unica informazione sicura, in relazione all’inclinazione dell’orbita della stazione rispetto all’equatore, è che gli eventuali detriti potranno cadere in una fascia di latitudine compresa tra i 43° Nord e 43° Sud. Tale fascia esclude quindi il Canada e la maggioranza dei territori ex sovietici. L’Italia si trova proprio a cavallo del 43° parallelo, che la attraversa da Grottammare (AP) sul Mar Adriatico a Piombino (LI) sul Tirreno, escludendo quindi completamente da qualsiasi pericolo l’Italia Centro Settentrionale mentre rimangono potenzialmente interessate dal rientro le regioni Centro Meridionali.

In ogni caso possiamo rassicurare i lettori: non c’è assolutamente da preoccuparsi! Le probabilità di essere colpiti da un detrito spaziale, in particolare da un frammento della Tiangong-1, sono estremamente basse.