Coelum Astronomia 220 - 2018 - Page 51

Il Programma Tiangong

Sopra. Un rendering che mostra la configurazione della stazione spaziale cinese una volta completata.

Crediti: CNSA.

Tutto ebbe inizio nell’ormai lontano 1992 quando l’Agenzia Spaziale Cinese (CNSA) diede inizio al programma TIANGONG, nome che, tradotto in italiano, significa “Palazzo Celeste”. Approvato successivamente nel 1999, il programma è composto da 3 fasi principali.

La prima fase prevedeva di portare il primo uomo di nazionalità cinese in orbita intorno alla Terra, obiettivo poi effettivamente raggiunto nel 2003 con il lancio della missione Shenzhou-5. In quell’occasione l’astronauta Yang Liwei fu il primo cinese ad entrare nell’orbita terrestre.

La seconda fase consisteva nell’inviare in orbita un laboratorio spaziale automatico, abitato solo per brevi periodi e lasciato senza equipaggio per la maggior parte della sua missione.

La terza fase prevede infine un laboratorio spaziale più grande, il Tiangong-3, una stazione spaziale abitata in modo continuativo, il cui lancio è previsto per i prossimi anni.

Le stazioni Tiangong-1 e Tiangong-2 fanno parte proprio della seconda fase del programma appena riassunto.

La Tiangong-1 è in orbita dal 29 settembre del 2011 ma è solo il 16 giugno del 2012 che la navetta Shenzhou-9 venne lanciata alla volta della prima stazione spaziale cinese, che raggiunse il 18 giugno portando a bordo le prime tre persone: Jing Haipeng, Liu Wang e Liu Yang (la prima donna cinese ad andare nello spazio). L’equipaggio rimase a bordo della stazione poco più di 6 giorni e mezzo.

È stato necessario però attendere circa un anno per veder arrivare il secondo equipaggio sulla stazione: era il 13 giugno 2013 quando la missione Shenzhou-10 trasportò altre tre persone (Nie Haisheng, Zhang Xiaoguang, Wang Yaping) a bordo del laboratorio. L’equipaggio abbandonò la stazione il 26 giugno 2013, segnando la fine della missione. Tuttavia, in seguito, la stazione spaziale venne messa in stato dormiente, con l’intenzione di raccogliere più dati possibile sull’usura degli elementi e strumenti di bordo, per poi infine guidarla verso un graduale e controllato rientro distruttivo.

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di Domenico Antonacci

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