Coelum Astronomia 220 - 2018 - Page 31

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Sopra. I tre vincitori del Premio Nobel per la Fisica 2017.

compiendo un doppio atterraggio simultaneo talmente spettacolare (a 300 metri l’uno dall’altro!) che, se non fosse avvenuto sotto lo sguardo ipnotizzato di migliaia di persone, riuscirebbe davvero difficile crederci.

E se al pubblico del Festival della canzone toccava apprendere sgomento, da una telefonata, che Laura Pausini non poteva essere presente a causa di una laringite, lassù a qualche centinaia di km sopra le nostre teste, dagli altoparlanti di una Tesla Roadster rossa in volo verso Marte (o meglio, verso un’orbita solare molto ellittica, che si spingerà oltre quella del Pianeta rosso) – guidata da un manichino con tuta spaziale, e in procinto d’attraversare le fasce di Van Allen – si sarebbero potute sentire le note di “Space Oddity”, non fosse che nel vuoto le onde sonore non si propagano.

A sbavare appena l’altrimenti mostruosa perfezione di tutta la sequenza, il mancato recupero del terzo Falcon 9, quello centrale, atteso in mare, a circa 500 km dalla costa, da una delle due autonomous spaceport drone ship di SpaceX, la rampa marina robotica “Of course I still love you”. Ma è proprio questa piccola pecca, quest’unica nota steccata, a darci la misura delle difficoltà enormi che gli uomini e le donne di SpaceX hanno saputo affrontare e superare in questi anni. E a rendere l’intera impresa un poco più umana, “Made on Earth by humans”, come inciso su un circuito stampato a bordo della Tesla e postato dallo stesso Elon Musk su Instagram poco dopo il lancio.

Sopra. Ecco i due stadi primari esterni riutilizzabili del Falcon Heavy mentre compiono un doppio atterraggio simultaneo davvero spettacolare. Crediti: SpaceX.

Sotto. “Made on Earth by humans” è la dicitura stampata su alcune schede elettroniche a bordo della Tesla Roadster. Crediti: SpaceX