Coelum Astronomia 220 - 2018 - Page 164

A destra. L’immagine mostra la stella Psi Eridani e, più a sud, il gruppo di galassie NGC 1720 e NGC 1726. Crediti: DSS2.

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Ulteriori osservazioni, effettuate tra il 1842 e il 1848 ad opera di altri due astronomi tedeschi, Eduard Heis e Friedrich Argelander, evidenziarono come, a partire dal 1847, la luminosità apparente di ε Aur iniziò ad abbassarsi significativamente fino alla magnitudine +3,8. Poco meno di due anni più tardi, la stella tornò a risalire, stabilizzandosi alla terza grandezza.

Tale bizzarro comportamento attirò su di essa l’attenzione della comunità scientifica del tempo e, pertanto, vennero ottenuti numerosi dati osservativi dai quali si evidenziò come la stella, oltre a subire variazioni di luce di un lungo periodo, ne mostrava altre di breve termine e di minor entità. Le successive variazioni di luce si verificarono tra il 1874 e il 1875 e, nuovamente, quasi trent'anni dopo, tra il 1901 e il 1902. Quindi nel 1928, 1955 e 1982, fino all’ultima avvenuta nel 2009.

A seguito di studi dettagliati, l’astronomo tedesco Hans Ludendorff, direttore dell’Osservatorio di Postdam, pubblicò nel 1904 un articolo sul Astronomische Nachrichten dal nome “Untersuchungen über den Lichtwechsel von ε

Aur” (Indagini sui cambiamenti di luce di ε Aur) nel quale, per la prima volta, veniva suggerito come la stella fosse una variabile a eclisse del tipo Algol. Nel suo modello, le variazioni di lungo periodo derivavano da mutue eclissi da parte di

Sopra. Una rappresentazione artistica dell’Auriga. Si notano le tre caprette in braccio. Crediti: GPNoi.

A sinistra. Il frontespizio dell’articolo di Ludendorff intitolato “Untersuchungen über den Lichtwechsel von ε Aur” pubblicato su Astronomische Nachrichten nel 1904.

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