Coelum Astronomia 220 - 2018 - Page 163

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L’enigma di Almaaz

Il vasto mondo delle stelle variabili è quanto mai affascinante a causa delle numerose tipologie di curve di luce che tali astri esibiscono. Queste, se messe in relazione alle caratteristiche spettrali e ad altre grandezze intrinseche quali diametri o luminosità, riescono spesso a fornire quadri abbastanza indicativi di quanto accada a distanze davvero inimmaginabili. La strada per arrivare alla piena comprensione di tali scenari è spesso densa di misteri che però, a volte, vengono svelati grazie all’apporto delle moderne tecnologie applicate agli strumenti dediti all’osservazione astronomica. Uno di questi riguarda la recente risoluzione di un enigma che da quasi due secoli avvolgeva una tra le tante stelle di terza grandezza presenti nel firmamento: ε Aurigae. Partiamo prima, però, per un breve excursus storico lungo i passi che hanno fatto luce su questa che è tra le più importanti e singolari variabili a eclisse conosciute.

Innanzitutto, Almaaz è il nome proprio di ε Aur, che trae origine dall’arabo al-mācz (“il capretto”), secondo la classica rappresentazione che gli antichi arabi ereditarono dalla tradizione greco-romana. Tale stella, infatti, con le vicine ζ e η Aur, delinea un singolare triangolo stellare non lontano dalla luminosissima Capella (α Aur), nelle quali la tradizione greca vedeva tre piccole caprette appena venute alla luce (come abbiamo visto nella precedente puntata), tenute in braccio dal mitico Erittonio. Sebbene la stella sia facilmente visibile a occhio nudo, le variazioni della luce di ε Aur vennero individuate per la prima volta nel 1821 dall’astronomo tedesco Johann Heinrich Fritsch.

Sopra. L’immagine mostra i dintorni stellari di Capella (Alfa Aurigae) e la posizione della stella Epsilon, qui di seguito descritta. Crediti: DSS2.

Sotto. Un’immagine della enigmatica stella Epsilon Aurigae. Crediti: DSS2