Coelum Astronomia 220 - 2018 - Page 146

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Coelum Astronomia

Analizzando i dati ottenuti dalle sonde LRO (Lunar Reconnaisance Orbiter) e Chandrayaan-I un team di scienziati del Physical Research Laboratory avrebbe scoperto proprio nel picco centrale del cratere Tycho le prove di una recente attività vulcanica lunare collocata nella medesima epoca di formazione di questo cratere. Esiste inoltre il problema se porre in relazione all'attività vulcanica del nostro satellite la presenza di massi di dimensioni variabili da circa 30 metri fino ad alcune centinaia di metri di diametro, ripresi dalla sonda LRO sulle cime poste al centro del cratere, di cui un grande masso di circa 110/120 metri posizionato proprio sulla sommità del picco più elevato. Agli scienziati, e alle prossime sonde inviate intorno al nostro satellite, il compito di stabilire se si tratta effettivamente di vulcanismo lunare preesistente oppure se manifestatosi in seguito all'impatto originario di un corpo avente dimensioni simili a quello che 65 milioni di anni fa si schiantò sul nostro pianeta ponendo fine all'esistenza dei dinosauri e di tante altre forme di vita animale.

Interrogativi questi per ora senza risposte certe, ma probabilmente la storia geologica lunare potrebbe essere in gran parte riscritta.

Attività vulcanica recente nel picco centrale di Tycho?

Appennini e Caucasus separati dal breve tratto pianeggiante di circa 50/60 km sui quali, l'uno di fronte all'altro, dominano i promontori di Cape Fresnel (a sud) e Cape Faraday (a nord) come ad indicare che da qui si entra nel grande bacino da impatto del mare Serenitatis, ma questo lo vedremo in uno dei prossimi articoli.

A destra. I crateri Archimedes, Aristillus, Autolycus.

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Archimedes

Iniziando dal più antico, Archimedes, si tratta di una struttura con diametro di 85 km la cui origine viene fatta risalire al periodo Geologico Imbriano Superiore collocato da 3,8 a 3,3 miliardi di anni fa. Le pareti che lo circondano, alte circa 1.400 metri con varie cime di 2.000/2.200 metri rispetto al fondo del cratere, si presentano abbastanza regolari e percorse da lunghe linee di cresta sommitali per tutta la loro estensione. Vi sono inoltre lunghi terrazzamenti sul versante rivolto verso l'interno mentre il versante esterno è dominato dall'imponenza di questa cerchia montuosa letteralmente cosparsa da una moltitudine di piccoli craterini e microcrateri, occasione imperdibile per divertirsi a individuare la più piccola struttura risolvibile in relazione allo strumento utilizzato.

La platea di Archimedes, ricolma di materiale lavico, è completamente priva di qualsiasi rilievo montuoso o collinare e si presenta come una vastissima distesa pianeggiante ricca di craterini di varie dimensioni di cui i più estesi sono Archimedes-S e Archimedes-T entrambi di 3 km di diametro, ricordando tra l'altro il non lontano e molto simile Plato. Dalla parete sud si stacca una vasta regione montuosa dalla vaga conformazione rettangolare nota come Monti Archimedes, estesi per 150 km in direzione sud fra i crateri Bancroft e Macmillan costituiti da varie cime isolate, profonde vallate e un solco noto come Rima Archimedes esteso per oltre 150 km in senso nordovest-sudest, per la cui osservazione è richiesto un rifrattore intorno a 100mm. Nella platea di Archimedes, oltre agli innumerevoli