Coelum Astronomia 220 - 2018 - Page 115

Interessanti anche le osservazioni dell’OTV (Orbital Test Vehicle), uno spazioplano sperimentale non pilotato che è in grado di volare e atterrare autonomamente, sviluppato per l’aeronautica militare statunitense.

Possiamo poi dedicare la nostra attenzione ai satelliti dedicati al monitoraggio della Terra, ai satelliti spia, a quelli meteorologici, compresi i geostazionari, che a differenza degli altri, anziché correre tra le stelle, lasciano che siano queste ultime a correre, rimanendo fermi nello stesso punto, proprio perché posti su un’orbita geostazionaria. Ci sono anche i satelliti che stanno pian piano perdendo quota, avviati prima o poi, a un rientro distruttivo in atmosfera. Mi fermo qui ma sicuramente altri spunti non mancano.

Riporto ora alcune osservazioni particolari che mi è capitato di fare in questo ambito:

Parecchi anni fa ho più volte ammirato i passaggi della MIR, la stazione spaziale russa distrutta nel 2001 dopo un rientro programmato in atmosfera. Era molto luminosa, a quei tempi tanto come la ISS ancora non completamente assemblata.

Fino a qualche tempo fa era possibile seguire i transiti dello Space Shuttle, la navetta spaziale americana messa in pensione dalla NASA nel 2011. Risultava meno luminosa della ISS ma pur sempre brillante e facilmente avvistabile. Lo shuttle aveva quasi sempre come obbiettivo l’attracco alla Stazione Spaziale e come per le attuali navette Progress, riuscire a cogliere i momenti precedenti l’aggancio o che seguivano il distacco era davvero stupendo, con la differenza che lo Shuttle era decisamente più luminoso della Progress. Gli Shuttle erano più d’uno ed era affascinante cercare di “collezionarli” tutti.

Personalmente ho avvistato l’Endeavour, il Discovery e Atlantis. Purtroppo il Challenger e il Columbia, distrutti in due spaventosi incidenti,

Transito della sonda russa Phobos Grunt qualche giorno prima del suo disastroso impatto con l’atmosfera terrestre.

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