Coelum Astronomia 219 - 2018 - Page 90

Facciamo un salto di 1.300 anni e arriviamo ai tempi dei primi grandi cannocchiali kepleriani, quando il cielo era una fonte continua di scoperte.

È qui che incontriamo un’altra figura, di donna e astronoma, straordinaria: Maria Winkelmann Kirch (1670-1720). Maria ricevette un'educazione molto avanzata per l'epoca, grazie al padre, un ministro luterano di larghe vedute, il quale riteneva che la figlia meritasse un'educazione equivalente a quella impartita ai giovani aristocratici di sesso maschile. Fin da piccola coltivò una grande passione per l'astronomia, tanto da frequentare la famiglia di un astronomo dilettante, Christoph Arnold, a casa del quale conobbe uno degli astronomi tedeschi più famosi, Gottfried Kirch (1639 -1710), primo "Astronomo Reale" a Berlino e direttore del locale Osservatorio.

Si sposarono nel 1692, nonostante Kirch avesse 30 anni più di lei e al secondo matrimonio, con già una numerosa nidiata di figli. Dalla loro unione, nacquero quattro figli, tre femmine e un maschio, che divennero tutti astronomi. Maria collaborò, alla pari, alle ricerche e alle osservazioni astronomiche del marito, eseguendo calcoli per la compilazione di effemeridi e calendari.

Nella notte del 21 aprile 1702, mentre scrutava il cielo alla ricerca di una stella variabile, con uno dei telescopi del marito osservò una cometa, la C/1702 H1 tra le costellazioni dell'Aquila e della Sagitta, diventando così la prima donna co-scopritrice di un simile corpo celeste. Nella stessa notte, infatti, ma con qualche ora di anticipo, la stessa cometa era stata osservata a Roma da Francesco Bianchini (1662-1729) e da Giacomo Filippo Maraldi (1665-1729), nipote del grande astronomo perinaldese, naturalizzato francese, Giovanni Domenico Cassini (1625-1712). Per diversi anni, suo marito Gottfried ne rivendicò la scoperta, tacendo il fatto che in realtà ad eseguire la prima osservazione era stata Maria. Probabilmente temeva di essere deriso dai

colleghi dell’Accademia: mentre lui dormiva della grossa, sua moglie era a caccia di stelle variabili e comete! Gottfried rese giustizia alla moglie qualche anno dopo, descrivendo così la scoperta: «La mattina presto [del 21 aprile 1702] il cielo era limpido e stellato. Alcune sere prima avevo osservato una stella variabile, e mia moglie voleva trovarla e vederla da sola. In tal modo ha trovato una cometa nel cielo. A quel punto mi svegliò e scoprii che era davvero una cometa ... fu sorpresa di non averla visto la sera prima».

Maria pubblicò diversi lavori in tedesco, su argomenti quali le aurore boreali, un opuscolo sulla congiunzione del Sole con Saturno e Venere e diversi effemeridi planetarie.

Ma alla morte del marito, pur continuando a lavorare per l’Accademia delle Scienze di Berlino, non ebbe alcun incarico ufficiale, una situazione che le creò gravi problemi economici. Il mancato riconoscimento dell'Accademia del suo ruolo di astronoma abile e capace, era chiaramente dovuto a un pregiudizio di genere: impossibile infatti riconoscerle una professionalità considerata esclusivamente maschile. L'unica persona che le diede un sostegno incondizionato era l'allora presidente dell'Accademia, il grande filosofo e matematico Gottfried Wilhelm Leibniz, che l'aveva

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