Coelum Astronomia 219 - 2018 - Page 89

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È infatti noto che la sua influenza fu notevole, anche in campi come la medicina e la filosofia.

Un suo allievo, un certo Sinesio, scrisse di aver realizzato un astrolabio, «concepito sulla base di quanto mi insegnò la mia veneratissima maestra [Ipazia]», che migliorava grandemente tutti gli strumenti simili realizzati dai suoi predecessori, tra i quali annoverava Ipparco e Tolomeo.

Ipazia apparteneva alla scuola filosofica platonica che ad Alessandria era osteggiata dai cristiani, che

stavano tentando di cancellare tutto ciò che di pagano era, o si credeva, fosse in contrasto con la loro interpretazione della nuova religione. Come gesto di sfida, Ipazia esercitava il pubblico insegnamento della filosofia anche per strada, per dimostrare la propria insofferenza nei confronti del vescovo cristiano che aveva ordinato la distruzione dei templi dell’antica religione.

L’atteggiamento di Ipazia accese l’ira del vescovo Cirillo che ne ordinò l’uccisione. Così lo storico Socrate Scolastico raccontò lo scellerato delitto. Era il mese di marzo del 415, e correva la quaresima; un gruppo di cristiani «dall'animo surriscaldato, guidati da un predicatore di nome Pietro, si misero d'accordo e si appostarono per sorprendere la donna mentre faceva ritorno a casa. Tiratala giù dal carro, la trascinarono fino alla chiesa

che prendeva il nome da Cesario; qui, strappatale la veste, la uccisero usando dei cocci. Dopo che l'ebbero fatta a pezzi membro a membro, trasportati i brandelli del suo corpo nel cosiddetto Cinerone, cancellarono ogni traccia bruciandoli. Questo procurò non poco biasimo a Cirillo e alla chiesa di Alessandria. Infatti stragi, lotte e azioni simili a queste sono del tutto estranee a coloro che meditano le parole di Cristo».

A partire dall'Illuminismo, Ipazia viene considerata una vittima del fanatismo religioso e una martire laica del pensiero scientifico. Essa fu celebrata in romanzi, poesie e opere teatrali: qui ricordiamo il dramma di Mario Luzi, Libro di Ipazia, e Umberto Eco, che ne traccia la figura nel capitolo 33 del suo Baudolino. Probabilmente il saggio più completo sulla sua vita è stato scritto da Silvia Ronchey, Ipazia. La vera storia.

Sopra. A partire dall'Illuminismo, Ipazia viene considerata una vittima del fanatismo religioso e una martire laica del pensiero scientifico. Essa fu celebrata in romanzi, poesie e opere teatrali: qui sopra vediamo un’illustrazione della rappresentazione teatrale tenuta presso l’Haymarket Theatre nel gennaio 1893, basata sugli scritti di Charles Kingsley.