Coelum Astronomia 219 - 2018 - Page 85

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A sinistra. Il disco di vetro da un metro di diametro nel forno della vetreria al termine della piegatura a caldo.

Sotto. Il disco di vetro da un metro di diametro, non ancora lavorato otticamente, posto nella cella porta-specchio, ancora grezza, a 27 punti di appoggio isostatici.

Chiudiamo questa panoramica parlando invece di pianeti extrasolari. Purtroppo sono troppo lontani perché la tecnologia attuale possa percepire la presenza o meno di aurore polari, ma è stata trovata una nana bruna (un oggetto più grande di un pianeta ma troppo piccolo per essere una stella), la LSR J1835+3259 a circa 18 anni luce dalla Terra, dove potrebbero formarsi aurore rossastre intorno ai poli. I ricercatori hanno infatti pubblicato uno studio che dimostra che l’aurora su questa particolare nana bruna sembra essere innescata da un processi simili a quelli visti sui grandi pianeti del nostro Sistema solare, come su Giove quindi, ma molto più potente.

Studiare le aurore boreali dal punto di vista scientifico, oltre che poterle ammirare dal vivo e restarne completamente affascinati, aiuta nello studio e la comprensione dei meccanismi che riguardano il campo magnetico planetario, e aprono la strada per l’individuazione degli elementi che formano l’atmosfera esterna dei pianeti stessi (si pensi allo studio appunto dei pianeti extrasolari).

Il consiglio personale che do come chiusura di questo articolo? Anche per una singola volta nella vostra vita, pianificate un viaggio nelle terre boreali, come la Scandinavia, il Canada, l’Islanda o l’Alaska, in particolare nei dintorni degli Equinozi di Primavera e d’Autunno, e sperando nel meteo favorevole, porterete per sempre con voi un’esperienza indimenticabile!

Sopra. Immagine ultravioletta ripresa dalla sonda Maven, prima e durante l'aurora, sovrapposta a una vista simulata dell'emisfero diurno di Marte. Crediti: NASA/Univ. of Colorado - Processing: M. Di Lorenzo.