Coelum Astronomia 219 - 2018 - Page 67

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anche se sarebbe molto meglio il set completo B, V, R e I). Inoltre le osservazioni dovrebbero essere protratte nel tempo, per tutto il tempo in cui la nova resta visibile e possibilmente un punto per ogni notte serena.

Davvero così spesso?

Le novae sono imprevedibili, la costanza che permette di costruire una bella curva di luce ricca di punti e precisa, può condurre a grandi soddisfazioni. Consideriamo che da pochi anni è disponibile il catalogo APASS dell’AAVSO (https://www.aavso.org/apass) che permette di trovare stelle di riferimento nel 99% del cielo.

Prima ha detto che è indispensabile lavorare almeno con due filtri B e V. Molti variabilisti, anche di esperienza, lavorano esclusivamente con il filtro V. Non è sufficiente questo?

No. Non è sufficiente. È ovvio che fra una misura in luce bianca e una con il filtro V, è meglio la seconda, ma con un modesto sforzo aggiuntivo, usando almeno un secondo filtro, si può determinare il “colore” dato dalla differenza di magnitudine tra le due bande. Questo dato permette di passare da una magnitudine “locale” influenzata dal CCD, filtro, ottiche e atmosfera, al sistema STANDARD. Per far ciò serve quella che si chiama “base colore”. Questa trasformazione permetterà di confrontare osservazioni ottenute da molti osservatori, sovrapponendole in modo altrimenti impossibile. Questo passaggio è fondamentale. Lavorando in questo modo si potrà ottenere quel plus che permetterà di comprendere di più il fenomeno osservato e renderà le curve di luce create dagli astrofili veramente utili ai professionisti.

Ed è proprio questo che sta facendo, già da molti anni, il gruppo ANS che lei ha creato. Cosa sono le chiavi del grande successo del gruppo? Una standardizzazione dei metodi? Cos’altro?

Direi che ANS ha fatto di più… ha creato un nuovo modo di intendere la collaborazione tra astrofili e professionisti, dedicandosi a ottenere fotometria della massima qualità possibile, tutta trasformata nel sistema standard. Questo lavoro non è stato fatto “a pioggia” su ogni tipo di variabile, ma si è concentrato su pochi oggetti selezionati:

Sopra. Due foto dello stesso campo di cielo prese in date diverse mostrano l’impressionante aumento di luminosità della nova ricorrente RS Ophiuchi, passata in poche ore dalla mag. +11 alla +4,8 nella notte del 12-13 febbraio 2006. La foto di destra è stata ottenuta qualche giorno dopo, quando la stella, di mag. +5,2, si era già avviata sulla via del lento affievolimento.

Era la prima volta che la variabile “esplodeva”, dopo 21 anni di tranquillità: gli outburst precedenti si erano verificati nel 1898, 1907, 1933, 1958, 1967 e 1985 oltre a quello "dubbio" del 1945 e quello citato di sopra del 2006.