Coelum Astronomia 219 - 2018 - Page 66

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Sopra. L'astrofilo giapponese Koichi Itagaki (70 anni) fotografato con il riflettore da soli 18 cm con cui ha scoperto la Nova Delphini 2013 alle 14:01 TU del 14 agosto 2013, quando era ancora di mag. +6,3. L’operato degli astrofili, anche dotati di strumentazione non eccessivamente avanzata, è di grande utilità per gli astronomi professionisti nella costruzione delle curve di luce.

Veniamo a una parte che sicuramente interessa molti astrofili che già si occupano di stelle variabili, o che comunque desiderano cimentarsi nella ricerca. Cosa può fare un astrofilo armato di un telescopio di 20 o 30 centimetri in questo tipo di ricerca? Può fare qualcosa di utile?

Ha un’estrema utilità, non tanto più per la scoperta ma nella fase della costruzione della curva di luce. I professionisti non hanno accesso costante ai telescopi e quindi non possono fare un monitoraggio protratto nel tempo di questi oggetti. L’astronomo ha bisogno quindi delle curve di luce costruite dall’astrofilo, in modo che le sue misure, ad esempio nei raggi x o i suoi spettri nel visibile o nell’infrarosso, possano essere supportate nell’interpretazione da una precisa idea dell’andamento fotometrico, in quel momento, della nova. Questa è un’informazione vitale! Solo l’astrofilo può fare questo, avendo un tempo di risposta quasi istantaneo e può farlo normalmente molto bene, dato che le novae raggiungono magnitudini al massimo pienamente nel range dei piccoli telescopi, tipicamente dalla +8 alla +12 nel Visuale.

Perché le osservazioni siano utili esse vanno compiute in BANDA fotometrica, non in luce bianca ma con filtri fotometrici (i classici B e V,