Coelum Astronomia 219 - 2018 - Page 56

Coelum Astronomia

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Sopra, una mappa della

costellazione della Corona

Boreale indica la posizione (il

cerchietto rosso) della nova

ricorrente T CrB, attualmente

una stella di mag. +9,9/+10,7

situata 1,1° a sudsudest della

stella epsilon Coronae Borealis.

A destra, una ripresa fotografica della regione a sud di epsilon Coronae Borealis mostra l’esatta posizione di T CrB (la stellina rossa nel cerchietto).

T Coronae Boralis: l’incendio di un mondo

Uno degli esempi meglio noti di novae ricorrenti e la più luminosa di questa classe si trova entro i confini della piccola ma ben distinta Corona Boreale. Contrassegnata con la lettera T, è una stellina il cui anonimato venne interrotto per la prima volta la notte del 12 maggio 1866, allorché l’eclettico amatore irlandese John Birmingham (1816-1884) si accorse della presenza di un punto di luce che alterava vistosamente il classico aspetto a semicerchio dell’antica costellazione, rivaleggiando in luminosità con Gemma, l’alfa della Corona.

La nuova stella si mantenne visibile ad occhio nudo per un brevissimo periodo, non più di 8 giorni, tornando alla luminosità che aveva prima dell’outburst (+10,8) dopo una breve ripresa che la portò alla settima magnitudine.

Scrisse a questo proposito con la sua classica enfasi Camille Flammarion: «Così la chimica spettrale ci ha rivelato un vero incendio celeste, durato fintanto che poté essere alimentato; proveniente, senza dubbio, dall’esplosione avvenuta nelle viscere di quell’immenso focolare. Noi abbiamo assistito all’incendio di un mondo, ad una formidabile fiammata, che però non è durata più di un mese».

Dopo tale evento, pur annotando l’inusuale veloce calo di luminosità che la contraddistingueva, la comunità astronomica considerò T CrB alla stregua di una normale nova fino a quando, inaspettatamente, la notte tra il 9 e il 10 febbraio 1946 la stella si svegliò nuovamente; questa volta raggiunse solo la mag. +3,2, ma nella discesa successiva ripeté quasi esattamente il comportamento esibito 80 anni prima.

di Stefano Schirinzi