Coelum Astronomia 219 - 2018 - Page 55

Una luce si accende nel Delfino

Sopra. La sequenza fotografica che in un periodo di circa 50 giorni ha ripreso il lento cambiamento del colore della Nova Delphini 2013. Dalla originaria tonalità azzurrina, la stella è passata ad una tinta sempre più rossastra; un fenomeno causato dai mutamenti indotti dall’espulsione parossistica degli strati superficiali della stella. Crediti: Rolando Ligustri.

Il primo a comunicare la notizia dell’apparizione alla comunità astronomica è stato l’amatore giapponese Koichi Itagaki, che in una fotografia realizzata il 14 agosto 2013 si è subito accorto della presenza di un oggetto di magnitudine +6,3 situato nella parte nord-occidentale del Delfino, ai confini con la Freccia e la Volpetta. Itagaki – che non era certo nuovo a questo genere di scoperte dato che, nella sua lunga carriera di osservatore, ha avuto il merito e la soddisfazione di avvistare per primo altre 6 novae nella nostra galassia – ha subito controllato una ripresa dello stesso campo fatta la sera precedente, verificando che 24 ore prima l’oggetto non era assolutamente visibile.

Come sempre succede in questi casi, l’entusiasmo è stato così grande, specialmente tra gli amatori, che nel giro di poche ore la rete è stata invasa da fotografie, grafici e soprattutto da una enorme mole di dati fotometrici e spettrali; e sono stati proprio gli spettri in particolare a dimostrare la reale natura dell’oggetto: un guscio di gas in espansione alla velocità di circa 2.300 km al secondo, figurabile nel suo complesso come una nova classica colta nella fase di pre-massimo.

La crescita di luminosità di quella che è stata subito ufficialmente denominata Nova Delphini 2013 (V339 Del) si è dimostrata alquanto veloce, esibendo un salto di ben 10,3 magnitudini in meno di 14 ore! A quel punto la curiosità di tutti era di vedere a che massimo sarebbe arrivata e in quanto tempo; un interrogativo soddisfatto abbastanza celermente poiché il 16 agosto, a sole 48 ore dalla scoperta, la Nova raggiunse il picco di luminosità, alla magnitudine +4,3! Passato il giro di boa, il declino ha proceduto quasi linearmente per circa 22 ore assestandosi poi, dal 17 al 19 agosto, su una magnitudine media di +4,8; dopo di che ha ripreso a declinare, questa volta più lentamente.

Cominciò quindi a farsi largo una nuova idea, che le novae non fossero stelle “nuove” che brillano solo per alcuni mesi, scomparendo poi per sempre, ma che potessero invece essere semplicemente oggetti solitamente così deboli da non essere visibili e che dopo l’outburst, che può aumentare di migliaia di volte la loro luminosità, tornino a immergersi nel buio profondo del cosmo.

Ma fu con l’outburst del 1946, di T Coronae Borelais, che sembrò che qualcuno lassù avesse detto “è ora di far sul serio!”. Ricordiamo che nel 1866 la stella aveva avuto un brillante outburst, dopo questo fenomeno era scesa sino alla decima magnitudine, mantenendo però una piccola variabilità attorno a questo valore.

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