Coelum Astronomia 219 - 2018 - Page 54

Un fiore per Gagarin

Qualche giorno prima del lancio, Paolo Nespoli e i suoi compagni di viaggio, Sergey Ryazanskiy e Randy Bresnik, hanno svolto la tradizionale visita pre-volo alla tomba di Yuri Gagarin, le cui ceneri sono tumulate nelle mura del Cremlino.

La tradizione prevede che l’equipaggio di ogni missione si rechi a Mosca per lasciare un fiore sulla lapide di Yuri Gagarin e di altri personaggi storici dell’astronautica russa. Si tratta di uno dei vari “rituali” cui i cosmonauti partecipano pochi giorni prima della loro partenza, che includono la firma della porta della camera d’albergo, il taglio dei capelli e la piantumazione di un albero nel Viale degli Astronauti, che si trova presso il Cosmonaut Hotel in Kazakistan. Molte di queste tradizioni hanno avuto inizio proprio con la missione di Gagarin: fu lui a

piantare il primo albero e a chiedere un taglio di capelli un paio di giorni prima di partire a bordo della sua Vostok.

Una Nova sorprendente

La V5588 SGR (Nova Sagittari 2011 n.2) fu scoperta l’11 marzo 2011, dai due inossidabili astrofili giapponesi, Koichi Nishiyama e Fujio Kabashima (rispettivamente, classe 1939 e 1938). Pur non essendo esattamente “circumpolare”, con una declinazione di –23°, il gruppo ANS (Asiago Novae & Symbiotics) si mise subito al lavoro per seguirla fotometricamente e spettroscopicamente, aiutati anche da Arne Henden, allora direttore dell’AAVSO e dagli astronomi indiani del Physical Research Laboratory di Ahmedabad. Da quel momento e per 200 giorni, le osservazioni proseguirono fin quasi a dover “rasare le cime degli alberi” perché quella nova si era rivelata uno degli oggetti più interessanti mai osservati di quella classe, con ben 6 massimi secondari seguiti al massimo principale.

Gli autori dell’articolo, apparso poi sulla prestigiosa Monthly Notices of the Royal Astronomical Society (MNRAS), ricordano in quel periodo un rincorrersi di mail e telefonate, per seguire, fotometricamente e spettroscopicamente un oggetto che, da un giorno all’altro, serbava sempre nuove sorprese. Corse in Osservatorio, attese per cercare un “buco tra le nuvole” chiedendosi ogni volta: “come la troverò questa sera? Quale altra novità riserverà quest’oggetto?”. Perché questo in fondo sono le Novae: tra gli oggetti più interessanti della volta celeste, la cui conoscenza è ben lungi da essere completa e che danno a chi le studia con serietà (anche con strumenti modesti), molte soddisfazioni e opportunità di nuove scoperte.

“Venute dal nulla”

Già gli astronomi cinesi annotavano l’osservazione di “Nuove stelle” che apparivano e poi, col passare dei giorni o delle settimane, scomparivano. In effetti alcune novae per decennio raggiungono una luminosità tale da essere visibili a occhio nudo, e talvolta arrivano ad alterare la forma stessa delle costellazioni. L’ultima nova brillante è stata la Nova Delphini 2013 che, per circa un mese, in quell’estate fu visibile a occhio nudo. Il record delle novae brillanti degli ultimi decenni lo detiene l’indimenticabile Nova CYG 1975 che arrivò a magnitudine +1,5.

Anche se studiate e annotate per secoli dagli astronomi le novae restavano un assoluto mistero. Né l’invenzione del telescopio e neppure le misure di posizione e magnitudine sempre più precise servivano ad avere una migliore idea di cosa fossero, dato che questi oggetti sembravano apparire dal nulla e poi, più o meno rapidamente, scomparire di nuovo.

Solo con l’inizio della spettroscopia cominciò a cambiare questo panorama. I primi spettri di Huggins della nova del 1866, T Coronae Borelais, mostrarono un oggetto completamente diverso da qualsiasi stella vista fino a quel momento, con forti righe di emissione sovrapposte a un continuo praticamente piatto. A quell’epoca la conoscenza delle righe spettrali era molto limitata e non si sapeva nulla dei meccanismi di fusione nucleare. Fu comunque chiaro che qualche esplosione avesse scagliato dell’idrogeno tutto attorno alla stella (anche se l’idea del tempo era che questo idrogeno si fosse poi “incendiato” per il calore creando una specie di “stella in fiamme”).

In quegli anni nasceva l’astrofisica che avrebbe completamente rivoluzionato la nostra comprensione di questi oggetti.

Con gli inizi del secolo una nova particolare si impose all’attenzione. Oltre a essere brillante in outburst, continuava a essere visibile anche molto dopo il massimo e in più era “ricorrente”! Gli outburst infatti si ripeterono a intervalli irregolari nel 1898, 1907, 1933 e 1945. Ora è nota come RS Ophiuchi.

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