Coelum Astronomia 219 - 2018 - Page 42

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indicazioni sulle dimensioni reali dell’oggetto. Purtroppo ci sono poche spiegazioni su come un simile oggetto solido, dalla forma estremamente allungata, possa essersi formato naturalmente e soprattutto possa aver sopportato le forze di un'espulsione naturale ad alta velocità da un sistema stellare, evento che, si ritiene, debba essere stato originato da un incontro violento con un pianeta gigante e sia all'origine del lungo viaggio di 'Oumuamua.

Anche la determinazione della sua composizione ha comportato notevoli difficoltà: in prima battuta l'asteroide è risultato essere denso, roccioso o dal contenuto fortemente metallico, e in ogni caso povero di polveri o ghiaccio di alcun genere. Un'altra particolarità riguarda il colore: la sua superficie è molto scura e dominata dal rosso, probabilmente causato dalla presenza di toline, un materiale organico generato dall’irradiazione dei raggi cosmici nel corso di milioni di anni. Questo materiale rossastro è stato osservato anche sugli oggetti lontani (TNO, oggetti transnettuniani) del Sistema Solare, presenti nella fascia di Kuiper (basti pensare alle meravigliose immagini della superficie di Plutone inviateci dalla sonda New Horizons).

Gli studiosi sono quindi rimasti sorpresi e interessati dal fatto che un oggetto di un sistema solare differente dal nostro presentasse caratteristiche simili ai corpi conosciuti del nostro sistema stellare esterno, indicando dei processi di formazione simili.

Studi successivi sulla composizione dell'asteroide sono stati condotti da un gruppo di scienziati della Queen’s University Belfast (QUB), guidati da Alan Fitzsimmons e Michele Bannister (della Scuola di matematica e fisica della QUB). Il team si è concentrato su come 'Oumuamua rifletteva la luce, deducendo la somiglianza con altri oggetti ghiacciati ricoperti da una crosta di polvere e roccia. Grazie agli strumenti del William Herschel Telescope (WHT) di La Palma, nelle isole Canarie, il team di Fitzsimmons ha misurato lo spettro emesso dall'oggetto in diverse lunghezze d'onda, dal visibile fino al vicino infrarosso, in modo da far luce sulla composizione chimica della sua superficie. Nello specifico, il team si è soffermato proprio sul rivestimento di toline, formatosi durante il viaggio interstellare: come spiegato in un articolo apparso sulla rivista Nature Astronomy, questa crosta potrebbe aver protetto il nucleo ghiacciato dall’inevitabile vaporizzazione che si verifica al passaggio ravvicinato con il Sole. «Abbiamo scoperto che un rivestimento spesso mezzo metro di materiale organico avrebbe potuto proteggere l’interno ghiacciato, simile a quello di una cometa, dalla vaporizzazione» ha spiegato Fitzsimmons, anche se le temperature durante il passaggio ravvicinato con il Sole si aggiravano intorno ai 300 gradi centigradi. Rimane dunque il dubbio sulla vera composizione interna dell'asteroide.

Sopra. Il grafico mostra la variazione di luminosità di `Oumuamua nel corso di tre giorni nell'ottobre 2017. L'ampio intervallo di luminosità – circa un fattore dieci (2,5 magnitudini) – è probabilmente dovuto alla forma allungata di questo oggetto singolare, che ruota ogni 8 ore circa. I punti di diversi colori rappresentano misure in diversi filtri, che coprono la banda spettrale del visibile e del vicino infrarosso. La linea tratteggiata mostra la curva di luce attesa nel caso in cui `Oumuamua sia un ellissoide con un rapporto assiale di 1:10. Le deviazioni da questa curva sono probabilmente dovute a irregolarità della forma dell'asteroide o dell'albedo superficiale. Crediti: ESO/K. Meech et al.