Coelum Astronomia 219 - 2018 - Page 156

– brillante di poco più di mezza magnitudine rispetto a quanto effettivamente appare. La sua luminosità, ovvero l’energia che Capella irradia ogni secondo nel visuale, risulta 147 volte maggiore di quella della nostra stella.

Il fatto di essere una “vicina” di casa, ha consentito di studiare con una certa accuratezza il moto spaziale di Capella. Tali misure hanno evidenziato che la stella ha un moto proprio annuo di 0,44" d’arco/anno: in circa 4.400 anni, percorre quindi in cielo una misura angolare pari al diametro apparente della Luna piena. Raggiunse la sua massima luminosità apparente circa 240 mila anni fa, quando si trovava a “soli” 28 anni luce (la minima distanza dal Sistema Solare raggiunta dalla stella) e per un periodo lungo 50 mila anni (compreso tra 210 mila e 160 mila anni fa) Capella fu la stella più luminosa dell'intero cielo notturno, surclassata poi da Aldebaran. Sulla base del moto proprio delle due stelle – ora separate in cielo da oltre 30° – è stato possibile ricostruire come circa 450 mila anni fa esse apparissero molto vicine fra loro, costituendo una brillante coppia. Le due stelle rimasero poi vicine per diverse migliaia di anni, un periodo sufficiente perché, in virtù della precessione degli equinozi, il Polo Nord celeste potesse passare non lontano da questa coppia.

Gli studi sul moto spaziale della brillante stella dell’Auriga hanno inoltre determinato, con un buon margine di certezza, come questa sia ragionevolmente componente della cosiddetta “corrente stellare delle Iadi”. Capella, assieme ad altre stelle apparentemente lontane nel cielo tra loro quali Vindemiatrix (ε Vir), δ Cas, 11 Lac e ι Hor, condivide lo stesso moto dell'ammasso delle Iadi.

A destra. L’immagine mostra la stella Psi Eridani e, più a sud, il gruppo di galassie NGC 1720 e NGC 1726. Crediti: DSS2.

Coelum Astronomia

156

La corrente stellare delle Iadi

Secondo alcune ipotesi, la corrente delle Iadi sembrerebbe essersi originata dalla dispersione del famoso ammasso aperto del Toro che, inizialmente, doveva quindi avere dimensioni maggiori di quelle attuali. Poiché l'età presunta dell'ammasso è 625 milioni di anni, anche le stelle che si sono allontanate dal gruppo, inclusa Capella, avrebbero la stessa età. Valore confermato anche dalla sua composizione chimica, molto simile a quella delle altre stelle della corrente.

La duplicità spettroscopica di Capella

Nel 1899, Capella fece molto parlare di sé nella comunità astronomica internazionale quando due astronomi, indipendentemente l’uno dall’altro – l’americano William Wallace Campbell e l’inglese Hugh Frank Newall – annunciarono la scoperta della sua duplicità spettroscopica, a seguito di studi condotti rispettivamente presso gli Osservatori Lick e dell’Università di Cambridge. Tale coppia di stelle è così vicina che riuscire a separare le due componenti con i telescopi è stata una lunga sfida, vinta circa 20 anni dopo la scoperta della duplicità spettroscopica. La prima risoluzione certa delle due componenti del sistema fu compiuta nel 1919 attraverso il complesso di interferometri dell'Osservatorio di Monte Wilson. Nel 1997 il telescopio spaziale Hubble, tramite la Faint Object Camera, è riuscito a separare nettamente le due componenti con riprese effettuate nella banda UV dello spettro. Queste risultano separate nel reale solo da 0,72 UA, seguendo un'orbita quasi circolare in 104 giorni.

Poiché diverse deboli stelle giacciono entro pochi minuti d'arco da Capella – in realtà, mere compagne prospettiche – in passati cataloghi di stelle doppie e multiple queste vennero elencate come reali compagne: lo stesso Washington Double Star Catalog, ad esempio, riporta l’impressionante numero di ben 16 componenti (elencate con le lettere A, B, C, etc. fino alla lettera R, dove A è la stella singola visibile a occhio nudo). Poiché la dicitura “Capella B” era quindi già presente, al fine di evitare confusioni di

sorta, le due compagne spettroscopiche vennero definite con le sigle Capella Aa e Capella Ab, rispettivamente la più luminosa e la più debole del sistema.

Entrambe giganti gialle, la prima è di tipo K0III (4.900 K) e di magnitudine +0,29, mentre la seconda di tipo G1III (5.700 K), con magnitudine +0,16. Si tratta quindi di due stelle già evolute, già uscite dalla sequenza principale e la cui massa, ottenuta dalle velocità radiali, risulta 2,6 e 2,5 volte quella solare. Nate probabilmente come due stelle bianco-azzurre appartenenti alle ultime sottoclassi spettrali della classe B o alle prime della classe A – non dissimili da Vega – esse hanno abbandonato la sequenza principale, avendo completamente convertito l'idrogeno presente nel loro nucleo in elio. L’evoluzione, ha portato quindi le due stelle ad espandersi fino a divenire delle giganti dal raggio pari a 12 e 9 volte quello del Sole. Con tali immani superfici emissive, ne consegue che anche la luminosità intrinseca è enorme, pari a 79 e 73 volte i corrispettivi della nostra stella.

Capella Aa e Ab sono oggetti abbastanza grandi e, tutto sommato, a noi vicini da rendere possibile una misura diretta dei loro diametri angolari mediante tecniche interferometriche. I valori rilevati corrispondono a raggi 12 e 9 volte quello del Sole già indicati sopra. Questi valori rappresentano rispettivamente il 7,5% e il 5,5% della distanza fra le due componenti, che quindi sono ben separate l'una dall'altra. La più calda delle due, Capella Ab, è in via di raffreddamento avendo ormai al suo interno un nucleo di elio, che lentamente va preparandosi per il successivo step nel quale verranno prodotti carbonio e l'ossigeno; l’altra, Capella Aa, sembra già aver raggiunto quel punto, coerente col fatto di essere tra le due, anche se di poco, la più massiccia e quindi la più veloce a evolversi.

In un futuro lontano, qualche decina di milioni di anni, Capella Aa e Ab inizieranno ad espellere tutti gli strati esterni al nucleo dando vita a una nebulosa planetaria. I due nuclei inerti di carbonio e ossigeno diverranno quindi due nane bianche che, avvicinandosi tra loro in decine di