Coelum Astronomia 219 - 2018 - Page 155

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Così, l’astronomo e divulgatore francese Camille Flammarion esprimeva il suo elogio verso la stella più luminosa dell'Auriga. Il nome Capella (α Aur) è di chiara origine latina, a indicare “la capretta”, in riferimento alla mitologica capra Amalthea che allattò Zeus ancora infante.

In tempi antichissimi, la brillante stella dell’Auriga venne, come abbiamo visto, quasi sempre identificata come una capra. Dal canto loro, gli antichi arabi definirono Capella come Al Rakib (“la guida”) in quanto essa è la prima a sorgere del numeroso corteo di astri invernali, ma anche Al Haidi, “il cantastorie”, a capo di un gruppo di cammelli, questi identificati nelle Pleiadi. Non da meno, essa venne chiamata anche Alhajoth, termine probabilmente derivante da Al Ayyuq, arabizzazione del termine greco αίξ ovvero “la capra”.

Splendendo di magnitudine +0,03, Capella si colloca al sesto posto tra quelle più luminose

dell’intera volta celeste. Di pochissimo meno luminosa di Arturo, che ha magnitudine –0,04 ed è la regina del cielo primaverile, e di Vega, che con magnitudine +0,03 domina il cielo estivo passando quasi allo zenit alle latitudini medio-settentrionali, Capella deve anche rinunciare all’appellativo di regina dell’inverno, nientemeno per la presenza di Sirio. Riguardo a tali “dispute celesti”, si riporta spesso come Fomalhaut sia, con magnitudine +1,16, regina del cielo autunnale, a ben guardare, però, questa sorge a sudest contemporaneamente alla levata sull’orizzonte a nordest proprio di Capella. La migliore visibilità di questa ricade infatti tra la fine di ottobre e aprile, transitando a mezzanotte al meridiano (e allo zenit!) dei primi giorni di gennaio.

Tutti gli stargazers situati a una latitudine superiore ai 45° N, poi, possono riscontrare la singolare particolarità, durante le notti estive, di poter osservare Capella passare radente al di sopra dell'orizzonte settentrionale, con la sua luce resa multicolore per diffrazione indotta dall'assorbimento atmosferico. Parlando proprio di colori, ad occhio nudo è facile notare la tinta cromatica delle stelle più luminose visibili in inverno include il bianco (ma spesso multicolore) di Sirius e Procyon, la bianco-azzurra Rigel, il cremisi di Betelgeuse, l'intenso arancione di Aldebaran e Pollux, mentre Capella è l'unica dal colore prettamente dorato essendo di classe spettrale G, la stessa del Sole.

I dati sulla parallasse di Capella ottenuti dal satellite Hipparcos pongono la stella a una distanza di 43 anni luce dal Sistema Solare. Fosse idealmente posta a una distanza di 10 parsec, la stella splenderebbe quindi di magnitudine –0,49

A destra. L’immagine riprende il campo stellare di Capella con le stelle Epsilon, Eta e Zeta dell’Auriga. Crediti: DSS2.