Coelum Astronomia 219 - 2018 - Page 152

η e ζ Aur che, nell’Almagesto, Tolomeo descriveva come giacenti sulla mano sinistra del cocchiere celeste. Igino attribuisce invece all'astronomo greco Cleostrato, vissuto nel V secolo a.C., l'aver definito queste due stelle come “i capretti”. In letteratura si trova spesso citato come la stella variabile ε Aur delinei il terzo capretto tuttavia, stando agli antichi atlanti celesti, ciò sembrerebbe essere non corretto in quanto già Tolomeo riportò solo due piccole capre, definendo ε Aur più semplicemente come il gomito sinistro del cocchiere.

L’Auriga è una delle 48 costellazioni tolemaiche, presenti nell’Almagesto pubblicato dall’astronomo alessandrino attorno al 150 d.C., tuttavia, i successivi cartografi celesti ne modificarono la rappresentazione. Igino, ad esempio, nell'atlante celeste edito nel 1488, li descrive come il cocchiere che tende le redini di due buoi, un cavallo e una zebra, mentre l’accademico tedesco Micyllus, nel Fabularum Hygini per capita index (1535), sostituì la zebra con un cavallo. In un planisfero turco, un mulo figura al posto del mitico cocchiere; così, infatti, erano considerate tali stelle anche dagli antichi arabi. Anche Bayer, d’altronde, latinizzò tale figura come Mulus clitellatus, ovvero il mulo con borse ai lati.

Nel 1627 l’Auriga fu ancora una volta stravolta, allorché l’abate Schiller la trasformò nella cristiana costellazione di San Girolamo e nel 1789 le stelle situate nell'area nord-occidentale della costellazione, assai più deboli rispetto a quelle che ne popolano il resto, vennero utilizzate dall'astronomo ungherese Maximilian Hell per creare la nuova costellazione. Con questo nome, verrà riportata anche da Bode nella sua Uranographia del 1801, atlante celeste così chiamato per onorare lo strumento utilizzato da William Herschel nella scoperta del più lontano dei pianeti allora conosciuti: Urano.

Approfondiremo la trattazione di questa costellazione obsoleta e delle stelle che la delineavano in una delle prossime puntate.

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Sopra. La classica figura dell’Auriga con una capra e due capretti in braccio.

Sotto. Una rappresentazione della figura dell’Auriga, con una capra in braccio, nella Tavola V dell’atlante celeste Uranographia di Johann Bode.