Coelum Astronomia 219 - 2018 - Page 11

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aliena», osserva Boyajian.

Gli scienziati hanno osservato in dettaglio la stella dall’Osservatorio Las Cumbres da marzo 2016 a dicembre 2017. A partire dal maggio 2017 hanno riscontrato quattro episodi nei quali la luminosità della stella è diminuita. A questi quattro episodi è stato dato un nome, proposto e votato dai sostenitori della campagna di crowdfunding. I primi due sono stati chiamati Elsie e

Celeste. Gli ultimi due hanno preso il nome da due antiche città perdute: Scara Brae in Scozia e Angkor in Cambogia.

Gli autori dell’articolo riportano che, per certi aspetti, ciò che sta accadendo alla stella in questione è simile a quello che è successo a queste città perdute. «Sono episodi antichi. Stiamo osservando cose accadute più di mille anni fa», scrivono. «Sono quasi certamente causati da un qualcosa di ordinario, almeno su scala cosmica, ma questo non li rende meno interessanti, anzi». E, come le antiche città, rimangono avvolti dal mistero.

Il metodo con cui questa stella è stata studiata – raccogliendo e analizzando una grande mole di dati provenienti da un singolo target (la stella) – segna una nuova era dell’astronomia osservativa. Il gruppo di citizen scientists, attraverso il sito Planet Hunters, ha setacciato enormi quantità di dati raccolti dalla missione Kepler della NASA e sono stati loro a rilevare per la prima volta il comportamento insolito della stella.

Il principale obiettivo della missione Kepler è quello di trovare pianeti, ricercando e rilevando l’attenuazione periodica della luminosità delle stelle, che può essere indotta da un pianeta che ruota attorno alla stella stessa, oscurandola periodicamente. Il sito di citizen science Planet Hunters è stato istituito per dare la possibilità ai cittadini volontari di tutto il mondo, di dare il loro

contributo alla scienza, analizzando i dati di

Kepler alla ricerca di pianeti extrasolari.

«Se non fosse stato per queste persone, che hanno uno sguardo imparziale sul nostro Universo, questa insolita stella sarebbe stata trascurata», sottoliena Boyajian. «E ancora, senza il supporto pubblico, non avremmo questa grande quantità di dati da analizzare ottenuti da questa lunga sessione di osservazione dedicata alla stella».

«Quest’ultima ricerca esclude la presenza di megastrutture aliene ma rende plausibili altri fenomeni che potrebbero spiegare l’oscuramento della stella» ha detto Wright. «Ci sono modelli che coinvolgono materiale circumstellare – come le eso-comete, che erano state proposte originariamente dalla squadra della Boyajian – il cui comportamento sembrerebbe essere coerente con i dati che abbiamo». Wright sottolinea anche che «alcuni astronomi preferiscono l’idea che non ci sia nulla che sta bloccando la stella, la cui luminosità si starebbe attenuando da sola – e anche questo sarebbe coerente con i dati raccolti».

«È emozionante» conclude Boyajian. «Sono molto riconoscente a tutte le persone che hanno contribuito a questo lavoro negli ultimi anni: il gruppo di citizen scientist e gli astronomi professionisti. Avere tutte queste persone che contribuiscono a raggiungere questi risultati in astronomia è un’esperienza di grande umiltà».

L’astronoma Tabetha Boyajian.