Coelum Astronomia 219 - 2018 - Page 105

«Ma chi te lo fa fare?». Questa è stata di sicuro la domanda che mi sono sentito rivolgere più spesso negli ultimi dodici mesi: ma chi te lo fa fare? Non ho mai risposto al quesito, a onor del vero, e mi sono sempre ripromesso di attendere la conclusione del progetto prima di farlo.

Perché non sarebbe stato semplice convincere l’interlocutore di turno della bontà della motivazione che mi aveva appena fatto balzare dalla sedia durante il pranzo per farmi assentare un quarto d’ora senza un qualcosa di tangibile tra le mani da mostrargli.

«Porta pazienza, a dicembre ti mostrerò il perché di tutto questo».

Il mio Analemma Solare

Racconto di un’avventura lunga un anno intero

di Samuele Pinna

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Dicembre, tutto inizia da qui, per la precisione il pomeriggio della vigilia di Natale del 2016. Ho appena finito di pranzare quando il tarlo della realizzazione di un analemma solare riprende ad azionare le proprie mascelle nella mia testa. «È un progetto lungo e impegnativo, sarò in grado di rispettare le tempistiche e la costanza richieste?». Più volte in passato mi ero posto le stesse identiche domande abbandonando ancor prima di iniziare il progetto.

Stavolta ci ragiono su con più determinazione: «Quattro settimane, le prime quattro settimane, passato questo scoglio iniziale secondo me si procede in scioltezza».

Non lascio tempo ad alcun ripensamento: prendo il treppiede, la reflex, il grandangolare e il filtro solare e vado a scattare. Sono le 13:21 quando premo finalmente il “grilletto”. Per un anno intero rimarrò legato a questo orario: sarà il mio “T-0”.

Al giro del primo mese ho il tempo di annotare tre considerazioni positive: la prima è che l’orario dello scatto si è rivelato funzionale in caso di condizioni meteo avverse nei fine settimana, in quanto ricade all’interno della finestra della pausa pranzo lavoro permettendomi così di recuperare gli scatti non realizzati nel weekend. La seconda è che la scelta di iniziare il progetto a fine dicembre con il sole poco oltre il solstizio d’inverno mi permetterà di apprezzare tutte le sue fasi di “risalita” e di “discesa” nella loro interezza. La terza è che il mio sentore iniziale si è rivelato corretto: passate le prime settimane inizia a diventare tutto meno pesante.

Mi ritrovo così, dopo quattro settimane, davanti al monitor del mio laptop a sovrapporre le prime immagini catturate e iniziare, dopo poco meno di un mese dall’inizio di questa avventura, ad apprezzare i primi accenni di movimento e curvatura della traiettoria solare, che mano a mano inizia a compormisi davanti.

Le settimane passano una dopo l’altra alla stregua del numero di scatti realizzati, che inizia a crescere. Quella sveglia che tende a suonare immancabilmente quando sono seduto a tavola inizia a diventare simpatica anche a mia moglie: «È ora, sbrigati!».

Nel mentre il sole schizza in alto a una velocità incredibile e inizia a rallentare una volta giunti a maggio. Per due mesi si trascina quindi fino a raggiungere il punto più alto in cielo: è il 21