Coelum Astronomia 219 - 2018 - Page 10

Niente alieni sulla

Stella di Tabby

di Maura Sandri - Media INAF

Coelum Astronomia

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Grazie a una campagna Kickstarter e alla citizen science promossa dal sito Planet Hunters, un gruppo di 200 scienziati guidati da Tabetha Boyajian ha scoperto che la variazione di luminosità della Stella di Tabby dipende dalla frequenza, indicando la presenza di polvere e non escludendo l’ipotesi delle esocomete.

Un team di oltre 200 ricercatori guidato da Tabetha Boyajian della Louisiana State University, prima autrice dell’articolo che nel 2015 ne ha annunciato la scoperta, è a un passo dal risolvere il mistero che si cela dietro la stella più misteriosa dell’Universo: KIC 8462852, denominata anche Stella di Tabby dalla stessa Boyajian. La Stella di Tabby è una normale stella, circa il 50 per cento più grande e mille gradi più calda del nostro Sole, che si trova a poco meno di 1.500 anni luce da noi in direzione della costellazione del Cigno. La sua peculiarità è che presenta insolite fluttuazioni di luminosità, con una variabilità aperiodica e abbassamenti repentini di luminosità che arrivavano fino al 20 percento. Sono state proposte diverse teorie per spiegare il

comportamento anomalo della stella, tra cui quella di una megastruttura aliena che orbita attorno alla stella stessa.

Il mistero della Stella di Tabby è così intrigante che più di 1.700 persone hanno donato oltre 100mila dollari attraverso una campagna Kickstarter, la piattaforma americana di crowdfunding, in sostegno a osservazioni mirate della stella usando una rete di telescopi presenti in tutto il mondo. I risultati ottenuti da Boyajian e colleghi, in

collaborazione con l’Osservatorio di Las Cumbres, sono ora disponibili in un nuovo paper pubblicato su Astrophysical Journal Letters.

«La nostra speranza era quella di osservare una variazione di luminosità della stella in tempo reale, a tutte le lunghezze d’onda. Un simile comportamento avrebbe indicato la presenza, attorno alla stella, di qualcosa di opaco, come un disco orbitante, un pianeta o una stella, o anche strutture di dimensioni maggiori», spiega Jason Wright, ricercatore al Penn State Department of Astronomy and Astrophysics.

Invece il team ha scoperto che la luminosità della stella si è attenuata molto di più ad alcune lunghezze d’onda rispetto ad altre. «Molto probabilmente la causa di questa variazione di luminosità è da imputarsi alla polvere, che attenua

in maniera diversa le varie lunghezze d’onda, non risultando mai completamente opaca, come ci si aspetterebbe da un pianeta o da una struttura

Sopra. Rappresentazione artistica della Stella di Tabby. Crediti: Danielle Futselaar/METI International.