Coelum Astronomia 219 - 2018 - Page 138

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Coelum Astronomia

Il cratere Posidonius

Iniziando con Posidonius la sua formazione viene fatta risalire al Periodo Geologico Imbriano Superiore collocato da 3,2 a 3,8 miliardi di anni fa. Questo cratere è contornato da una cerchia montuosa che si differenzia notevolmente fra i suoi versanti est e ovest. Infatti lungo il lato orientale, nel tratto fra Posidonius–B (14 km, parete nordest) e il piccolo craterino a elevata albedo in prossimità di Chacornac, le pareti si presentano maggiormente elevate, in modo particolare nel settore est–sudest con lunghe linee di cresta sommitali e ripidi pendii. Inoltre dall'estremità meridionale di Posidonius si estende un lungo rilievo montuoso che con andamento curvilineo si sviluppa nella platea in direzione nord come se si trattasse di un secondo anello più interno disposto grossolanamente parallelo rispetto alla cerchia più esterna, andando poi a confluire nell'estremità settentrionale delle Rimae Posidonius in prossimità del rilievo vulcanico denominato Posidonius–5. Curiosamente entrambe le pareti presenti sul lato orientale del cratere esibiscono

la loro minore elevazione procedendo verso nord. Su gran parte del versante occidentale della cerchia montuosa intorno a Posidonius possiamo osservare una lunga, ripida e moderatamente elevata linea di cresta abbastanza regolare ad eccezione di una breve interruzione a est in prossimità di un craterino senza nome di 2–3 km di diametro. Nella platea di questa eccezionale struttura lunare, oltre alla già citata porzione di un presumibile anello interno a est, sono degni di nota i crateri Posidonius–A con diametro di 11 km e

Posidonius–C di 3 km (per quest'ultimo cratere è richiesto un riflettore di 200 mm). Indubbiamente interessante anche l'osservazione di alcuni rilievi vulcanici sparsi sul fondo del cratere e noti come Posidonius–1 (7 km), Posidonius–2, Posidonius–3 (9 km), Posidonius–4 (13 km), Posidonius–5 (9 km) per i quali viene richiesto un rifrattore di 100 mm, anche se si tratta solamente di un dato indicativo essendo sempre di fondamentale importanza il connubio tra ottime quanto rare condizioni osservative meteo e strumentali. Comunque vale sempre la pena di tentare l'individuazione anche di questa tipologia di strutture lunari, operazione non sempre agevole in quanto si tratta di individuare rilievi dai contorni prevalentemente arrotondati a forma di cupole per i quali può risultare determinante una illuminazione solare radente per una loro sicura distinzione nel variegato contesto del paesaggio lunare.

Ma vi sono altri dettagli da non perdere nella platea di Posidonius, fra questi alcuni bassi rilievi collinari ad elevata albedo in posizione centrale ad est–nordest di Posidonius–A. Inoltre nel settore

Guida all'osservazione

Il cratere Tycho

La principale proposta

di febbraio viene

suddivisa nelle due

serate del 23 e

del 24. Nella

prima serata la

Luna di 7,85

giorni e

colongitudine

9,8°, sarà in fase di

Primo Quarto con

altezza iniziale di +61°40' mentre la sera successiva, il 24, avrà una fase di 8,85 giorni e colongitudine 21,9° con altezza iniziale di +60°.

Va precisato che la sera del 23 febbraio la lenta progressione del terminatore verso ovest consentirà alla luce solare di iniziare a illuminare i bastioni più orientali del cratere fino ad estendersi gradualmente a buona parte della platea entro la tarda serata. Condizioni osservative che, se abbinate a un'auspicabile situazione meteo favorevole, consentiranno di effettuare dettagliate osservazioni anche in alta risoluzione, occasione imperdibile per scrutare questa eccezionale struttura lunare anche con telescopi di piccolo diametro apprezzando il notevole e continuo mutamento nella percezione di determinati dettagli al variare dell'angolo di illuminazione solare.

Per individuare il cratere Tycho sul disco lunare dovremo orientare il telescopio nel settore meridionale del nostro satellite, spostandoci in prossimità della linea del terminatore dove, a breve distanza dalla regione polare sud, noteremo un cratere perfettamente circolare con un picco montuoso al centro. Nelle fasi prossime al Plenilunio, Tycho apparirà al centro di una grandiosa e luminosa raggiera che si sviluppa radialmente in tutte le direzioni partendo dall'anello di materiali scuri che circonda il cratere.

Si tratta di un cratere con diametro di 86 km situato in posizione elevata di circa 1.000/1.100 metri rispetto all'area circostante, in una regione lunare nota come “altopiano meridionale” in cui in epoche remote l'intensità della craterizzazione raggiunse livelli elevatissimi, con l'innumerevole presenza di crateri di ogni dimensione, antiche testimonianze dei grandiosi sconvolgimenti che scandirono la storia geologica del nostro satellite,

Analizzando i dati ottenuti dalle sonde LRO (Lunar Reconnaisance Orbiter) e Chandrayaan-I un team di scienziati del Physical Research Laboratory avrebbe scoperto proprio nel picco centrale del cratere Tycho le prove di una recente attività vulcanica lunare collocata nella medesima epoca di formazione di questo cratere. Esiste inoltre il problema se porre in relazione all'attività vulcanica del nostro satellite la presenza di massi di dimensioni variabili da circa 30 metri fino ad alcune centinaia di metri di diametro, ripresi dalla sonda LRO sulle cime poste al centro del cratere, di cui un grande masso di circa 110/120 metri posizionato proprio sulla sommità del picco più elevato. Agli scienziati, e alle prossime sonde inviate intorno al nostro satellite, il compito di stabilire se si tratta effettivamente di vulcanismo lunare preesistente oppure se manifestatosi in seguito all'impatto originario di un corpo avente dimensioni simili a quello che 65 milioni di anni fa si schiantò sul nostro pianeta ponendo fine all'esistenza dei dinosauri e di tante altre forme di vita animale.

Interrogativi questi per ora senza risposte certe, ma probabilmente la storia geologica lunare potrebbe essere in gran parte riscritta.

Attività vulcanica recente nel picco centrale di Tycho?