Coelum Astronomia 218 - 2018 - Page 36

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Coelum Astronomia

Ma gli studi sono andati oltre le belle immagini e, come sempre, sono stati necessari alcuni mesi per l’analisi, ma i dati raccolti durante il flyby di luglio hanno portato nuove rivelazioni e scoperte.

Durante il congresso annuale dell’American Geophysical Union, i ricercatori guidati da Scott Bolton (Southwest Research Institute di San Antonio) hanno rivelato che la GMR penetra ben oltre il primo strato di nubi dell’atmosfera del pianeta,arrivando fino a oltre 300 chilometri di profondità nell’atmosfera gioviana e non solo, sarebbero presenti anche due nuove zone di radiazione ancora mai rilevate.

I dati sulla tempesta arrivano dal Microwave Radiometer (Mwr) a bordo di Juno: uno strumento in grado di “tuffarsi” nelle nuvole di Giove raccogliendo informazioni a sei diverse profondità, dandoci così una visione tridimensionale delle turbolenze in atto.

Il quadro che ne esce è quello di una tempesta larga 1,3 volte la Terra (quasi 16 mila chilometri dalle ultime misurazioni del 3 aprile), mentre per quel che riguarda la profondità, le sue radici si estenderebbero fino a 50/100 volte le profondità degli oceani terrestri e, ci dice Andy Ingersoll (Professore al Caltech e co-investigator della missione) «sono più calde alla base di quanto non siano nella parte superiore. I venti sono associati alle differenze di temperatura, e il calore alla base spiega i feroci venti che vediamo nella parte superiore dell’atmosfera».

Il futuro di questa formazione è però ancora oggetto di dibattito. Nel diciannovesimo secolo aveva dimensioni ben superiori a due volte il diametro terrestre, mentre ad oggi si sono ridotte e continuano a ridursi… Già ai tempi delle Voyager (nel 1979) aveva raggiunto le dimensioni

Sopra. Video animazione del tuffo dentro le nubi di Giove.

Andy Ingersoll