Coelum Astronomia 218 - 2018 - Page 21

www.coelum.com

21

Rappresentazione artistica degli otto pianeti del sistema della stella (si intravede a sinistra) Kepler-90. L’ultimo scoperto, Kepler-90i, è il terzo più vicino alla stella. Crediti: Nasa/Wendy Stenzel

potenzialmente reali. È un po’ come setacciare le rocce per trovare pietre preziose», spiega Vanderburg. «Se usi un setaccio più fine, raccoglierai altre rocce, ma potresti anche raccogliere nuove pietre preziose».

Vediamole, dunque, le due “pietre preziose” trovate con il setaccio made in Google. Uno, Kepler-90i, è appunto l’ottavo pianeta del sistema di Kepler-i90, una stella simile a Sole a 2.545 anni luce da noi. Ottavo solo in ordine di scoperta, perché come distanza dalla sua stella è il terzo pianeta. È la “Terra” di quel sistema, insomma, ma dalle caratteristiche molto più simili a Mercurio: vicinissimo al suo sole, compie una rivoluzione ogni 14,4 giorni e ha una temperatura in superficie di quasi 430 gradi. L’altro pianeta rimasto intrappolato nella rete neurale, anch’esso grande più o meno come la Terra, è Kepler-80g: il sesto membro della famiglia di Kepler-80, i cui pianeti danno luogo a una catena di risonanze orbitali, come quelli del celebre Trappist-1.

Tornando al metodo usato, vale la pena osservare che questo non è certo il primo esempio di scoperta astronomica “firmata” da un algoritmo: una rete neurale convoluzionale era già stata usata per individuare lenti gravitazionali.

«L’intelligenza artificiale, e in particolare il deep learning, sta acquistando un ruolo primario in diversi settori dell’astronomia, a causa della complessità e dimensione dei dati che acquisiremo con le campagne osservative di prossima generazione, come quella del Large Synoptic Survey Telescope (Lsst), in cui l'INAF ha recentemente preso parte e che entrerà in funzione nel 2021», conferma Nicola Napolitano, astrofisico all’INAF-Osservatorio Astronomico di Capodimonte, al quale ci siamo rivolti per un commento. «Si pensi che una delle nostre ricerche più difficili riguarda l’individuazione di deboli archi gravitazionali intorno a galassie ellittiche, e di queste ne troviamo una ogni circa 50mila galassie osservate. Sarebbe impensabile effettuare questa ricerca a occhio in survey di milioni se non miliardi di galassie, come faremo con Lsst, mentre stiamo già sviluppando tecniche che trovano questi archi in maniera automatica in immagini astronomiche».

«Per prepararsi a questi appuntamenti», prosegue Napolitano, «l’INAF, con l’Osservatorio Astronomico di Capodimonte, ha formato con altri otto istituti e università europee (di Belgio Germania, Regno Unito, Olanda e Spagna) un Marie Curie Innovative Training Network denominato Sundial, finanziato dalla Comunità Europea proprio con lo scopo di far incontrare astronomi e computer scientists per lo sviluppo di tecniche innovative, da utilizzare sia per l’astronomia che per altre applicazioni utili alla società».