Coelum Astronomia 218 - 2018 - Page 176

A destra. L’immagine mostra la stella Psi Eridani e, più a sud, il gruppo di galassie NGC 1720 e NGC 1726. Crediti: DSS2.

A destra. Un’immagine mostra, a grande campo, l’area in cui giace la curiosa nebulosa “Testa di Strega” (Witch Head Nebula), all’interno del triangolo formato dalle stelle Beta, Lambda e Psi dell’Eridano. Crediti: DSS2.

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Lo Scettro di Brandeburgo

Scendiamo per ora dalla nostra barca, ormeggiata presso Zaurak, per dirigerci a oriente verso l’ampia area celeste posta subito al di sotto della prima ansa del fiume. È una zona così povera di stelle luminose da aver ispirato all’astronomo tedesco Gottfried Kirch la creazione, ivi, di una nuova costellazione! Costui non fu da meno all’abitudine d’uso presso i cartografi celesti dell’epoca di rendere omaggio al proprio regnante: ecco che, per onorare la casa prussiana del Brandeburgo, dove viveva, Kirch ideò la costellazione dello Scettro di Brandeburgo (Sceptrum Brandenburgicum), che apparve per la prima volta nel 1688 su una mappa pubblicata dallo stesso tedesco sulla rivista scientifica Acta Eruditorum. Questa però rimase ignorata per quasi un secolo, fino a quando un altro tedesco, Johann Elert Bode, la reinserì nel suo atlante celeste Vorstellung der Gestirne, del 1782: qui, Bode chiamò la figura “Der Brandenburgische Scepter”, ma nella sua Vorstellung der Gestirne del 1801 tornò a usare il nome latino originale di Kirch. Questa perdurò indisturbata negli atlanti celesti dell’epoca fino al 1930, allorché fu messa al bando dall’Unione Astronomica Internazionale. Sullo Scettro di

Ecco quindi, circa 3° a nordest di Zaurak, la più bella nebulosa planetaria della costellazione: si tratta di NGC 1535, detta “occhio di Cleopatra” per il suo colore tipicamente verdastro, come i famosi occhi della regina egizia. Una vera gemma, scoperta il 1º febbraio 1785 da William Herschel. La sua particolarità è quella di essere così luminosa – magnitudine +9,6 e larga ben 90' – da essere perfettamente rilevabile all’osservazione già con con un piccolo telescopio da 70 mm di apertura, laddove appare visibilmente sfocata rispetto alle stelle circostanti di fondo. Con un telescopio da 6" o 10" di apertura, la nebulosa planetaria diventa ancora più evidente da possedere una luminosità superficiale perfettamente uniforme. È molto simile alla nota “nebulosa eschimese” (Eskimo Nebula, NGC 2392), sia nel colore sia nella struttura, leggermente ovale. A causa della sua elevata luminosità nell’area centrale, la nana bianca di tipo O5, che ionizza gli atomi della nebulosa con la sua temperatura da almeno 37.000 K, pur splendendo di magnitudine +11,5 non si presenta di facile osservazione con telescopi di modesta apertura. La cosa cambia drasticamente con telescopi da almeno 300 mm di diametro, con i quali la stella centrale si presenta perfettamente visibile anche senza l’ausilio di un filtro OIII. Al contrario, l’uso di questi filtri rende addirittura chiaro una sorta di anello leggermente ovale, abbastanza distinto. Tale formazione gassosa dista 2.150 anni luce e nelle sue dimensioni, che superano le 13 mila UA: vi troverebbero comodamente posto almeno 130 sistemi planetari come il nostro!

Sopra. Lo Scettro di Brandeburgo come compare nell’atlante celeste del 1801 di Johann Bode.