Coelum Astronomia 218 - 2018 - Page 12

Il Buco Nero più lontano

Coelum Astronomia

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di Redazione Media Inaf

Due gruppi di astronomi – uno guidato da Eduardo Bañados del Carnegie Institution for Science in California e l’altro da Fabian Walter e Bram Venemans del Max Planck Institute for Astronomy in Germania – hanno scoperto il buco nero più distante finora osservato: per arrivare sulla Terra, la luce del quasar Ulas J134208.10+092838.61 ha impiegato ben 13 miliardi di anni. Ciò significa che il buco nero – di massa pari a 800 milioni di volte il Sole – che ha generato il quasar in questione potrebbe essersi formato 690 milioni di anni dopo il Big Bang, quando l’universo stava uscendo dalla cosiddetta “Era Oscura”. I ricercatori, tra cui anche Roberto Decarli dell’INAF di Bologna, hanno effettuato la scoperta utilizzando i telescopi Magellano in Cile, le antenne del Noema Array (dell’Iram) in Francia e il radiotelescopio Very Large Array in New Mexico.

Durante l’intensa campagna osservativa, i due gruppi hanno catturato la luce proveniente da questo quasar estremamente potente imparando qualcosa di nuovo sull’universo primordiale.

Il quasar è talmente luminoso che brilla come 40mila miliardi di stelle simili al Sole: la sua luce mostra che, 690 milioni di anni dopo il Big Bang, una frazione significativa del gas era ancora costituita da idrogeno neutro e questo porta gli esperti ad avvalorare i modelli che prevedono che la reionizzazione (il passaggio dal periodo durante il quale l’universo era buio, composto solamente da nubi di elementi chimici elementari in balia delle forze gravitazionali, all’universo strutturato in complesse reti di galassie e nebulose di gas ionizzato intergalattico che possiamo osservare oggi) sia avvenuta relativamente tardi.

«La scoperta di un quasar così distante nel tempo», osserva Decarli, «offre una prospettiva inedita sull’universo giovane. Questo oggetto da solo ci regala importanti informazioni sulla formazione ed evoluzione dei primi buchi neri supermassicci, delle

prime galassie di grande massa, sull’arricchimento chimico del gas nelle galassie e sull’evoluzione del mezzo intergalattico verso la fine della reionizzazione».

A destra, Roberto Decarli, Inaf di Bologna