Coelum Astronomia 218 - 2018 - Page 101

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La prima volta che mi sono imbattuto, una decina di anni fa, nel termine “Superluna”, confesso di aver pensato che si trattasse di un personaggio dei fumetti. Rapidamente però mi sono reso conto che si trattava di un attributo riferito proprio al nostro satellite, e che con questo si voleva intendere una fase di Luna piena verificantesi in corrispondenza del perigeo. Il neologismo pare sia da attribuire all’astrologo americano Richard Nolle, che nel 1979 avrebbe coniato il termine Supermoon. Il prefisso “Super” va d’accordo con i nostri tempi prodighi di superlativi, e vuole indicare che la Luna, trovandosi al perigeo, è alla minima distanza dalla Terra e ci appare più grande del normale, con un diametro apparente di circa il 7% al di sopra della media. Per la verità l’attributo di Superluna si applica anche alla Luna nuova, ma in questo caso il fenomeno è visibile solo in caso di concomitante eclissi di Sole, perché naturalmente corrisponde a una eclisse di durata particolarmente lunga.

Il termine è oggi largamente usato in tutti i siti di divulgazione scientifica e sui media generalisti, che danno l’annuncio dell’imminente evento accompagnandolo talvolta con asserzioni roboanti e imprecise circa la sua eccezionalità (“mai così grande da 70 anni!”, “così grande la vedremo solo nel 2034” e via dicendo…). Dato che abbiamo avuto due Superlune consecutive, la prima lo scorso 3 dicembre e la seconda proprio in questi giorni (a seconda di quando leggerete questo articolo) il 2 gennaio, vale la pena di approfittare dell’occasione per approfondire l’argomento, lasciando perdere gli aspetti spettacolari e privilegiando alcuni interessanti aspetti concettuali che molto raramente vengono trattati nei siti che si occupano del fenomeno. Tutti i dati che riporto sono ricavati col software Solex (http://www.solexorb.it).

Misuriamo la Superluna! Elaborazione di una fotografia di Stefano Esposito intitolata "Tris di Luna" (Coelum Moon Games 2012).