Coelum Astronomia 218 - 2018 - Page 10

Buchi neri primordiali e

onde gravitazionali

di Eleonora Ferroni - Media INAF

Coelum Astronomia

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Se fino a qualche anno fa le onde gravitazionali erano ancora avvolte da un alone di teoria e mistero, dalla loro prima rivelazione, avvenuta il 14 settembre 2015, a oggi i ricercatori hanno fatto molta strada, fino ad arrivare alla cosiddetta era dell’astronomia gravitazionale e multimessaggero (vedi Coelum Astronomia 216). Ma a cosa può servirci davvero la capacità di “ascoltare” queste increspature del “tessuto” dello spaziotempo predette da Einstein? Ce lo chiediamo tutti e di recente una coppia di scienziati ha provato a rispondere: è possibile, per esempio, confermare l’esistenza (o meno) di un certo tipo di buchi neri analizzando il comportamento delle onde gravitazionali.

Secondo quanto riportato nel loro studio pubblicato su Physical Review Letters, i due esperti teorizzano di poter sfruttare i diversi esperimenti che si occupano di onde gravitazionali per testare l’esistenza di buchi neri primordiali, cioè oggetti talmente antichi che si sarebbero formati pochissimi attimi dopo il Big Bang. Lo scopo di tutto ciò sarebbe quello di dare un’ulteriore spiegazione a un altro grande mistero, quello dalla materia oscura (vedi Coelum Astronomia 210).

Secondo la teoria più acclarata, i buchi neri si sarebbero formati dalle supernove, ma se questo fosse vero i buchi neri non potrebbero essere nati prima della formazione delle stelle. Savvas Koushiappas (Brown University) e Abraham Loeb (Harvard University) hanno trovato un modo, però, per mettere la loro idea alla prova calcolando la prima epoca in cui i buchi neri barionici – quelli