Coelum Astronomia 217 - 2017 - Page 203

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di Rodolfo Calanca

Già nel V secolo a.C., gli astronomi babilonesi compresero il funzionamento dei cicli lunari, determinando anche quello detto di Saros, che consentiva di calcolare le date delle eclissi lunari. Il greco Anassagora affermò per primo, nel 428 a.C., che Sole e Luna fossero delle rocce sferiche, con il primo ad emettere luce che la seconda riflette. Nel secondo secolo dopo Cristo, Luciano scrisse un racconto dove gli eroi viaggiavano fino alla Luna scoprendo che era disabitata. Nel 499, l'astronomo indiano Aryabhata menzionò nella sua opera Aryabhatiya che la causa della brillantezza della Luna è proprio la riflessione della luce solare. Il fisico Alhazen a cavallo dell'anno 1000, scoprì che la luce solare non è riflessa dalla Luna come uno specchio, ma è diffusa dalla superficie in tutte le direzioni.

Stranamente, nel lungo arco di tempo che va da Anassimandro al Medioevo, la Luna fu rappresentata, in forma grafica, assai raramente; tant’è che il termine selenografia fu introdotto solamente nel Tredicesimo secolo.

Secondo il Vocabolario Treccani, la selenografia è una parte dell’astronomia, o più precisamente della selenologia, che si occupa della descrizione e rappresentazione delle caratteristiche fisiche della superficie lunare. Galileo usa il termine selinografia nel Dialogo sopra i massimi sistemi (1632), dove scherza sul fatto che i selinografi non avessero ancora operato in modo sistematico nella descrizione della superficie del nostro satellite. Il linguista Bruno Migliorini ritiene che l’uso del termine derivi dal latino di Ruggero Bacone.

Secondo numerosi studiosi, la selenografia si può dividere in sei periodi.

Nel primo periodo, dominato da Galileo, che va dal primo utilizzo del cannocchiale nelle osservazioni celesti, a partire dalla metà del 1609

Le origini della selenografia