Coelum Astronomia 215 - 2017 - Page 86

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Coelum Astronomia

A destra. La bellissima Nebulosa Manubrio, M 27 nella Volpetta, di Samuele Gasparini.

Le osservazioni più interessanti le ho potute però fare dopo le due di notte, quando oramai solo pochi veri appassionati di osservazioni astronomiche e conoscitori del cielo avevano deciso di fare mattino. Ho provato il telescopio su due oggetti elusivi che non ero mai riuscito a osservare, nemmeno da uno dei paradisi dell’astronomia amatoriale come il Passo del Nivolet nel parco del Gran Paradiso a 2.600 metri di quota con il dobsoniano da 520 mm di diametro.

Parlo innanzitutto della piccola galassia IC 1296, a pochi primi di distanza dalla nebulosa ad anello M 57 nella costellazione della Lira. Allo Star Party ho inquadrato la zona di cielo di IC 1296, caratterizzata dalla presenza di 6 stelle a formare un pentagono con una stellina nel centro, e subito ho percepito all’interno di questo una nebulosità... verifico sulla cartina celeste ed eccola, la galassietta era veramente lì e finalmente potevo vederla!

In ultimo, ho provato a puntare il telescopio verso quella che è forse la più nota tra le lenti gravitazionali, ovvero la Croce di Einstein nella costellazione di Pegaso. Questa è formata da una debolissima galassia centrale, distante da noi 400 milioni di anni luce, e da quattro immagini disposte a croce di un quasar molto più lontano, in questo caso distante da noi 8 miliardi di anni luce, la cui luce è deviata dal campo gravitazionale della galassia per produrre appunto le quattro immagini disposte sui bracci della croce. Le quattro immagini del quasar sono di magnitudine +17,36, +17,39, +18,43 e +18,72, e formano una

croce di dimensioni angolari di appena 2 secondi d’arco. Avevo per fortuna preparato una cartina dettagliata. Puntato il telescopio con fatica nella zona della Croce di Einstein, subito ho percepito un chiarore ben più grande di una stella, come se fosse una debole nebulosa; la posizione, le dimensioni e la debolezza del chiarore nebuloso mi facevano esultare: finalmente ero riuscito a vedere una lente gravitazionale, seppur non ancora risolta nelle sue componenti! Stando però per un po’ all’oculare, un amico esperto astrofilo che mi ha fatto compagnia fino al mattino, diceva di percepire che la nebulosità era in realtà scomposta in tre punti luminosi, che poi non erano altro che tre delle quattro immagini del quasar. Rimetto anch’io l’occhio all’oculare, resto qualche minuto in attesa dei momenti di calma atmosferica, e in effetti con la visione distolta si percepivano forse tre componenti! Questa può essere considerata l’osservazione che per ora ha maggiormente messo alla prova, con successo, le potenzialità di questo strumento, che è riuscito quindi raccogliere la luce emessa da un quasar 8 miliardi di anni fa!