Coelum Astronomia 215 - 2017 - Page 83

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A sinistra. Il disco di vetro da un metro di diametro nel forno della vetreria al termine della piegatura a caldo.

Sotto. Il disco di vetro da un metro di diametro, non ancora lavorato otticamente, posto nella cella porta-specchio, ancora grezza, a 27 punti di appoggio isostatici.

A destra. Una magnifica immagine della galassia M 51. Crediti: NASA, ESA, S. Beckwith (STScI), and The Hubble Heritage Team STScI/AURA.

Ceno con impazienza, mi vesto per la notte con giacca a vento benché di giorno fosse sufficiente una maglietta, e al calar della notte eccomi finalmente al fianco del grande Dobson. Al buio, coperto con il tessuto nero per togliere anche i più deboli riflessi di luce parassita, lo strumento è impressionante, ma si muove dolcemente con la pressione di una mano sia in azimut che in altezza. Bene, la meccanica funziona perfettamente: i mille accorgimenti e cambiamenti apportati in corso d’opera sono serviti!

Una breve verifica alla collimazione mostra stelle tonde, segno che gli specchi sono rimasti collimati durante il trasporto. In cielo il Grande

Carro corre sopra la montagna a nordest e richiama l’attenzione chiedendo di puntare come primissimo oggetto la galassia M 51 “Vortice”, forse in onore di William Herschel e suo figlio John, che osservarono questa galassia notando che nella parte centrale attorno al nucleo si presentava uno strano effetto ottico, simile a un anello che circonda il centro luminoso, o forse in onore del meno noto ma mitico William Parsons, astronomo Irlandese noto come Lord Rosse che, utilizzando nel 1885 un telescopio autocostruito a specchi di 1,8 metri di diametro (il famoso Leviatano di Parsonstown), completato nel 1847 e per quei tempi il più grande del mondo, con movimentazione manuale un po’ come i telescopi Dobsoniani, riconobbe per primo ben chiaramente la struttura a spirale della galassia

primaria e la evidente connessione con l'oggetto minore posto a nord.

Dirigo così il telescopio nella zona di M 51, inserisco l’oculare da 27 mm Panoptic Televue che fornisce 185 ingrandimenti, e metto l’occhio al telescopio: M 51 è proprio lì, enorme, che riempie tutto il campo di vista! Le sue spirali sono luminose come non avevo mai potuto ammirare, facilmente visibili anche a chi per la prima volta mette l’occhio all’oculare, ricche di dettagli e di stelline di fondo. Il ponte di stelle che collega M 51 a NGC 5195 è facilmente visibile dando nell’insieme l’impressione di essere di fronte a una fotografia in bianco e nero. La soddisfazione