Coelum Astronomia 215 - 2017 - Page 75

In occasione del 50° anniversario del lancio del primo Sputnik, nell'ottobre 2007, anche la comunità astronomica ha voluto celebrare chiamando "Astronautica" l’asteroide classificato con il numero 100.000, proprio in onore dell’inizio dell’era spaziale.

Il nome, anche se "Sputnik" a nostro parere

sarebbe stato più appropriato, è stato approvato dalla “International Astronomical Union’s Committee on Small Body Nomenclature” su suggerimento dell'astronomo britannico Brian Marsden, grande studioso di asteroidi e comete.

Astronautica è una piccola roccia spaziale da 1,5 km di

diametro che percorre un’orbita in 2,6 anni circa ad una distanza media di 260 milioni di chilometri dal Sole. «Chissà che quando si festeggerà il 100° anniversario del lancio dello Sputnik» – aveva commentato lo stesso Marsden – «questo piccolo asteroide non possa essere visitato direttamente da una missione umana!».

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Non eravamo in grado di sapere quando avremmo raccolto il segnale... né se lo avremmo ascoltato. Non rimaneva che aspettare ruotando pazientemente la sintonia attorno alla frequenza comunicata; intanto Radio Mosca, che si dilungava ad esaltare il grande risultato della tecnologia sovietica, era tenuta sotto costante controllo su uno dei due ricevitori disponibili e registrata in continuazione.

Mentre alacremente lavoravamo alla nostra antenna, nostra madre si era offerta di seguire l’emittente sovietica che diramava bollettini di informazioni in tutte le lingue. Alle 22.00 un annunciatore in lingua italiana lesse un comunicato del Soviet Supremo fornendo scarne informazioni, ma che comunque a noi risultarono preziose. Informò che l’orbita del satellite era inclinata di 65° rispetto all’Equatore, il che significava che Sputnik 1 sorvolava ampiamente l’Europa e le probabilità dell’ascolto dall’Italia erano più elevate. La nostra antenna era orientata a Ovest. Appena il satellite avesse fatto capolino al di sopra dell’orizzonte, in teoria avremmo dovuto ascoltarlo.

Il nostro stato d’animo è ancora oggi indescrivibile. Passavamo dell’euforia all’incertezza. Cercavamo di darci delle motivazioni razionali sulle possibilità di ascolto. «In fondo» – dicevamo – «è vero che la potenza è ridotta, ma è un segnale che proviene da 900 chilometri e ci passa sopra!…» Una boccata di ottimismo seguita da nuovo sconforto. La famiglia andava e veniva dalla camera da letto per sapere se c’era qualche novità, ma il logorante fruscio dei ricevitori era imperturbabile e inesorabile, mentre

Un asteroide per ricordare l’impresa dello Sputnik