Coelum Astronomia 215 - 2017 - Page 71

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Intuimmo subito che le notizie diramate al mondo, tanto scarse per un fatto così straordinario, rivelavano una strategia che sarebbe stata adottata anche negli anni successivi, cosa che puntualmente avvenne.

Oggi che non esiste più nulla di quel mondo tecnologico che affondava ancora le sue radici nei lontani esperimenti di Guglielmo Marconi, il fatto singolare delle nostre intercettazioni sorprende e sbalordisce le nuove generazioni: chi ricorda i condensatori a olio, le resistenze al carbone, i condensatori variabili, le valvole termoioniche, i grossi e rumorosi trasformatori elettrici?

Soltanto per coloro che hanno vissuto quegli anni e quegli eventi ed hanno ascoltato quell’improvviso e scioccante annuncio: «Vnimanie vnimanie, govorit Moskva…», quelle parole in lingua russa sono impresse nella memoria come uno squarcio sulla realtà di un futuro che fino a quel giorno si aveva paura anche solo di immaginare.

E noi, di quella sera e di quella notte, custodiamo ancora quelle parole, e le emozioni forti e indelebili, uniche nella storia dell’uomo.

Quasi ogni sera, chiusi i libri di scuola accendevamo i due ricevitori alloggiati nella nostra camera da letto ed il trasmettitore per dedicare qualche minuto a tentare un radiocollegamento, prima che mamma chiamasse per la cena.

Di sera e di notte “si apriva la propagazione” per l’America del Sud e contattare brasiliani e argentini era il nostro stimolante passatempo dopo una giornata di studio (anche se mai troppo intensa!), ma era necessario che i ricevitori rimanessero accesi per alcuni minuti per raggiungere la “temperatura di lavoro” ed acquistare la necessaria stabilità di frequenza; e quella sera, mentre per la camera da letto si stava diffondendo quel caratteristico odore di “polvere calda” generato degli apparecchi radio a valvole, ascoltammo l’annuncio!

Sopra. Giovanni Battista Judica Cordiglia controlla un'antenna sul terrazzo del palazzo di via Accademia Albertina a Torino. Una foto che esemplifica quello che fu la notte del 4 ottobre 1957 il concitato lavoro di messa a punto dell’apparato di ricezione, seguito alla notizia dell’immissione in orbita dello Sputnik 1. Sullo sfondo la Mole Antonelliana.