Coelum Astronomia 215 - 2017 - Page 64

sensore e una di queste è difettosa, l’errore di misurazione del flusso luminoso è grande, ma se l’immagine è fuori fuoco e la stella ne occupa più di venti lo stesso errore diventa trascurabile perché distribuito su una superficie maggiore.

La luminosità attribuita a una stella viene quindi calcolata come la somma dei flussi di tutti i pixel all’interno di una circonferenza di raggio superiore a quello della stella, centrata in essa, diminuita della misura di fondo cielo

La Pratica: inizia l’avventura!

Dopo aver studiato la teoria non rimaneva che provare. L’avventura vera e propria iniziò il 14 marzo 2017 e per prima cosa dovetti scegliere il pianeta da osservare. La scelta ricadde su XO-6 b un esopianeta, due volte più massiccio di Giove, la cui stella ha una declinazione medio-alta ed è quindi comodamente osservabile dall’emisfero boreale. In quell’occasione la mia intenzione era (comprendente rumore e inquinamento luminoso). La procedura viene inoltre chiamata

“differenziale” perché la luminosità attribuita al soggetto non è assoluta, ma viene calcolata in funzione della luminosità di altre stelle di riferimento. Questo viene fatto per ridurre gli effetti di cambiamenti della situazione osservativa e in particolare per limitare l’effetto del variabile assorbimento della luce da parte dell’atmosfera nei diversi momenti di ripresa.

solo quella di fare una prova per testare la strumentazione, ed ero deciso perciò a riprendere unicamente la prima parte del transito cioè solo l’entrata del pianeta sul disco della stella. Montai la strumentazione comodamente nel cortile di casa pensando, per una volta, che l’inquinamento luminoso non sarebbe stato così determinante.

Sopra. La strumentazione utilizzata da Pietro Benotto per l’osservazione dei pianeti extrasolari.

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