Coelum Astronomia 215 - 2017 - Page 62

L’idea di poter riprendere il transito di un pianeta extrasolare con strumentazione amatoriale mi venne in mente prima ancora di comprare il mio attuale CCD. Mi sono appassionato all’astronomia da piccolo, ma solo dopo aver partecipato alle Olimpiadi nazionali e internazionali di astronomia, sollecitato dalla mia insegnante di scienze, ho deciso di acquistare il mio primo telescopio.

Le competizioni mi hanno permesso di conoscere e farmi conoscere da alcuni astronomi dell’Osservatorio locale di Pino Torinese, dai quali ho appreso il vero lavoro di uno scienziato impegnato nel campo della ricerca. Folgorato da alcuni dei temi attualmente più caldi in ambito astronomico, ho acquistato quindi alcuni libri scritti da astrofotografi, i quali erano riusciti nell’impresa di riprendere il transito di un esopianeta sul disco della sua stella. L’idea di poter realizzare questo progetto con la strumentazione in mio possesso è risultata molto allettante e ho quindi deciso di cimentarmi nell’impresa.

La Teoria

La tecnica più utilizzata, a livello amatoriale, per lo studio degli esopianeti è quella della fotometria. L’idea alla base è in realtà molto semplice: ponendo un corpo opaco davanti a una fonte di luce, come una stella, un osservatore posto davanti alla sorgente stessa può vedere una diminuzione dell’intensità luminosa. In modo analogo possiamo accorgerci del passaggio di un pianeta davanti a una stella osservando solo i cambiamenti del flusso luminoso della stessa. L’obiettivo è, quindi, quello di monitorare la luminosità della stella nel tempo. È naturale assicurarsi che non ci siano altre possibili cause che possano indurre variazioni del flusso, come il

fatto che la stella osservata sia di tipo variabile e, ad esempio, che faccia parte di un sistema binario a eclisse. Potremo essere certi di quanto osservato solo studiando il grafico della curva di luce alla fine della raccolta dei dati.

Poiché le variazioni di flusso legate al transito di un esopianeta sono notoriamente esigue, sono necessarie fotocamere sensibili che possano rilevare queste minime variazioni di luminosità. Per questa ragione ho deciso di acquistare una camera non troppo recente ma con ottime prestazioni, con un sensore monocromatico e un secondo sensore per l’autoguida. Tale CCD si è

dimostrato perfetto per i miei scopi, e discreto anche per l’astrofotografia canonica. Per cimentarsi nell’impresa ovviamente non ho avuto possibilità di usare altri strumenti oltre al setup che già possedevo: uno Schmidt-Cassegrain da

A sinistra. La profondità di caduta della curva di luce e la durata complessiva di un transito dipendono dalle dimensioni della stella e del pianeta.

Coelum Astronomia

62