Coelum Astronomia 215 - 2017 - Page 58

L’attuale programma scientifico dell’Agenzia Spaziale Europea, denominato “Cosmic Vision”, tuttora in corso, prevede il lancio di un certo numero di missioni spaziali divise in tre classi definite, sostanzialmente, dal loro costo. Se quindi PLATO è la terza missione di medie dimensioni del programma (ed è quindi identificata in gergo come M3) questo programma prevede anche in via sperimentale, delle cosiddette missioni “piccole” o “small”. La prima di queste, che è destinata a diventare un elemento di riferimento per l’Agenzia per decidere se continuare su questa strada o se concentrarsi sulle missioni di più ampio respiro, a dimostrazione dell’interesse e della vitalità dell’emergente comunità di esoplanetologi in Europa, è volta allo studio degli esopianeti.

CHEOPS (l’acronimo sta per CHaracterizing ExOplanet Satellite, ovvero satellite per la

caratterizzazione dei pianeti extrasolari) è un piccolo telescopio da poco più di 30 cm di diametro collocato in orbita bassa (~600km). A differenza di PLATO, suo fratello maggiore, CHEOPS è in grado di osservare una sola stella alla volta. La tecnica utilizzata rimane quella dei transiti e, come si può facilmente intuire, la modalità operativa e la posizione orbitale (che fa sì che una stella non sia mai osservabile continuamente per un periodo superiore a un’ora, tranne qualche caso veramente molto particolare) non consentono di usare questo telescopio per scoprire direttamente nuovi pianeti extrasolari, ma piuttosto per caratterizzare quelli già scoperti.

Una misura comunque accurata che, scevra del nocivo effetto della scintillazione della nostra atmosfera, consentirà di misurare i diametri dei pianeti già scoperti con precisioni molto elevate, oppure di individuare lune o anelli attorno al pianeta che transiti durante l’osservazione. Una piccola missione è anche l’opportunità per una piccola nazione Europea, in questo caso la Svizzera, di assumere un ruolo di guida responsabile.

Ma anche in questo caso l’Italia partecipa con contributi di rilievo. Il singolo occhio di CHEOPS è frutto della stessa “matita” Italiana che ha concepito i telescopi di PLATO e anche le ottiche sono state realizzate dall’industria nostrana. Inoltre, utilizzando lo stesso cocktail che miscela lo sviluppo di nuove tecnologie con la capacità della nostra comunità di utilizzare scientificamente al meglio ogni opportunità, un grande presenza nel programma scientifico è occupato dal tricolore.

E se la tecnica dei transiti richiede, per la scoperta di nuovi pianeti, di munirsi di tanta pazienza (ovvero di osservare una regione di cielo abbastanza a lungo) e della capacità di sopperire a statistiche contrarie (osservando un grande numero di stelle contemporaneamente) rendendo CHEOPS lo strumento apparentemente più inadatto ad estendere la conoscenza dei sistemi planetari fuori dal nostro Sistema Solare, l’aguzzare l’ingegno ha in parte sopperito.

Ecco quindi che, così come Urbain Le Verrier scopriva Nettuno calcolando la perturbazione di questo pianeta (allora meramente ipotizzato) sull’orbita osservata di Urano, ecco che la stessa

CHEOPS ovvero uno, dieci, cento Le Verrier

Sopra. Una rappresentazione artistica del telescopio CHEOPS, il fratello minore di PLATO.

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