Coelum Astronomia 215 - 2017 - Page 56

superficie) che nel tempo (in quale istante il pianeta, con la sua atmosfera, si frappone tra noi e la stella, di modo da usare quest’ultima come un pennello indagatore della sfera gassosa intorno a questi mondi remoti) che – con ogni probabilità – ridisegneranno gli standard dei racconti di fantascienza.

Il prodotto finale di PLATO sarà un catalogo che riporta la dimensione e, per un gran numero di pianeti, anche la massa di

tutti i pianeti identificati. Anche per la misura della massa dei candidati pianeti identificati da PLATO l’Italia darà un notevole contributo.

Infatti, il Telescopio Nazionale Galileo, uno strumento da 3,58 metri di diametro, che opera da oltre venti anni sulla sommità del vulcano spento del Roque de los Muchachos, in una delle isole dell’arcipelago delle Canarie, ospita quello che si può definire senza tema di smentita il miglior spettrografo ad alta risoluzione al mondo HARPS (High Accuracy Radial velocity Planet Searcher) per lo studio degli esopianeti. Con HARPS al TNG sarà possibile determinare la massa di un gran numero di pianeti identificati da PLATO. La partecipazione italiana alla missione è finanziata dall’Agenzia Spaziale Italiana, è coordinata da Isabella Pagano e vede coinvolti oltre 70 scienziati dell’Istituto Nazionale di Astrofisica e dell’Università di Padova. Le industrie italiane coinvolte nello sviluppo del Payload sono la Leonardo SrL di Firenze, la Thales Alenia Space di Torino, la Medialario di Boisizio Parini (Lecco) e la Kayser Italia di Livorno. È un compito in cui bisogna conciliare il rigore e il rispetto di scadenze precise per fare fede agli impegni internazionali e essere pronti per le finestre di lancio, con lo sviluppo di strumentazione di

avanguardia in gran parte senza precedenti, da

parte di una tra le comunità scientifiche più effervescenti.

PLATO, con i suoi occhi italiani, una lunghissima lista di stelle da osservare continuamente per vari anni, e la sicurezza di poter contare su misure accurate e puntuali degli esopianeti che saranno scoperti, è destinato a ridisegnare la nostra idea di quanti mondi alieni orbitano attorno alle stelle più brillanti nei paraggi del nostro Sole, e quale sia la loro varietà.

In questa piccola regione della nostra Galassia saremo finalmente in grado di compilare una mappa di nuovi mondi che, quando la tecnologia compirà un ulteriore salto quantico paragonabile all’epopea del volo che ha caratterizzato il secolo passato, potranno essere visitati da sonde robotiche.

La vera questione non è se, ma quando. Comunque vada, avremo fatto del nostro meglio per non mancare all’appuntamento con la storia.

Sopra. Il James Webb Space Telescope (JWST). Crediti: NASA

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