Coelum Astronomia 215 - 2017 - Page 54

Il disegno ottico dei telescopi di PLATO, frutto di un team diretto da uno di noi (Roberto Ragazzoni), è il contributo più originale alla missione fornita dagli scienziati Italiani e da questo è venuta l’opportunità per l’industria italiana di aggiudicarsi la fornitura dei telescopi al progetto. La luce raccolta da ogni singolo telescopio è inviata sul piano focale dove sono posizionati 4 CCD con 4510x4510 elementi sensibili (pixel).

PLATO avrà a bordo il più grande piano focale mai inviato in orbita, con più di un metro quadrato di silicio (numerose volte le dimensioni dei CCD delle nostre migliori macchine fotografiche). A PLATO è chiesto di registrare la luminosità stellare con una cadenza di 25 secondi (2,5 secondi per un sottoinsieme di stelle), ininterrottamente, per anni. Per evitare di impiegare risorse a bordo e nel sistema di trasmissione dati superiori a quanto necessario, il telescopio non osserva tutto il campo visibile ma raccoglie la luce solo per stelle preselezionate. Il computer di bordo, altro contributo italiano, si occuperà di mettere insieme i dati provenienti dai 26 piani focali e inviare a Terra tutte le informazioni necessarie alla loro interpretazione.

..e adesso dove guardiamo?

La preselezione delle stelle che si vogliono studiare, che comporta la preparazione di un catalogo con milioni di stelle (il PLATO Input Catalog, detto PIC), è il terzo importante contributo italiano alla missione. Il PIC, di cui è responsabile uno di noi (Giampaolo Piotto), sarà molto importante anche nella fase successiva. Infatti, esso conterrà un elevato numero di informazioni (come posizione, luminosità, temperatura, gravità, livello di attività delle stelle attorno a cui PLATO cercherà pianeti) che saranno poi fondamentali per ricavare i parametri principali dell’eventuale candidato

esopianeta identificato. Inoltre, il PIC sarà utile per indirizzare le osservazioni da Terra per la misura della massa, ed eventuali altre osservazioni per lo studio dell’atmosfera dell’esopianeta.

Gli astronomi, infatti, cominciano a dotarsi di strumenti osservativi per lo studio delle atmosfere, sostanzialmente ancora inesplorate, di questi pianeti. Con il telescopio spaziale di prossima generazione, il James Webb Space Telescope (JWST), e la nuova generazione di telescopi giganti da terra da 30/40 metri di diametro, lo studio delle atmosfere diventerà una ricerca ancora piú attraente. Questa ricerca

comporta l’investimento di grandi risorse, ovvero di frazioni di tempo significative di questi nuovi strumenti. È quindi ormai all'orizzonte la possibilità di identificare molecole compatibili o riconducibili a una qualche forma di vita, se queste sono presenti. PLATO sarà l’unico strumento in grado di fornire obiettivi precisi, identificati sia nello spazio (attorno a quali stelle orbitano pianeti con la maggiore probabilità di avere, ad esempio, acqua liquida sulla loro

Sopra. Una rappresentazione artistica del telescopio spaziale PLATO. Si notano, nella parte anteriore, la schiera di numerosi telescopi (26 in tutto) utilizzati per effettuare le osservazioni.

Crediti: INAF/Marco Dima.

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