Coelum Astronomia 215 - 2017 - Page 48

I Progetti CoRoT e Kepler

Ecco quindi il realizzarsi dei progetti CoRoT e Kepler, mandati in orbita nel 2006 e 2009, rispettivamente, che hanno permesso di scoprire un gran numero di pianeti transitanti. Kepler in particolare (si veda Le Scienze Ottobre 2010, pg. 53) ha svolto – e continua a svolgere nella nuova versione operativa nota come K2 – un ruolo rilevante nella ricerca di esopianeti dallo spazio. Esso è in grado di monitorare una regione di cielo grande 100 gradi quadrati (l’area di cielo che viene coperta da un pugno quando il braccio è esteso), raccogliendo la luce con un telescopio di 90 cm di diametro.

La maggior parte delle sorgenti celesti di cui Kepler ha ottenuto curve di luce è costituita da stelle distanti e quindi poco luminose. Ciò si è rivelato essere un limite per lo studio delle proprietà dei pianeti scoperti, poiché per buona parte di essi non è stato possibile compiere quelle ulteriori misure complementari necessarie per comprenderne la natura. Semplici considerazioni geometriche ci fanno capire che dalla perdita di luce della stella ospite durante un transito possiamo calcolare il raggio del pianeta, noto il raggio della stella (che sappiamo misurare molto bene, fino a una precisione del 2%, con il satellite GAIA). Non solo: poiché il pianeta transita, la sua orbita deve essere parallela (o quasi, pochi gradi) alla linea di vista tra l’osservatore e la stella.

La misura della massa planetaria richiede tuttavia tecniche di spettroscopia ad altissima risoluzione; con gli strumenti di cui disponiamo oggi – e di cui disporremo nei prossimi decenni – non riusciamo a fare queste misure per gran parte delle stelle con pianeta individuate da Kepler. Di conseguenza, buona parte dei pianeti scoperti da Kepler ha ottenuto solo lo status di “pianeta candidato”. Il motivo è semplice: nella fase finale della vita di molte stelle (compreso il Sole), queste collassano, fino a trasformarsi in nane bianche, ovvero oggetti superconcentrati, ma delle dimensioni confrontabili a quelle della Terra. Ci sono poi molte altre situazioni per cui un evento astrofisico possa simulare un transito anche in totale assenza di un pianeta transitante.

Sopra. Il telescopio spaziale Kepler. Crediti: NASA.

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