Coelum Astronomia 215 - 2017 - Page 43

Metodo delle velocità radiali

La presenza di un pianeta grande e massiccio che orbita attorno a una stella relativamente piccola ne sposta il baricentro in modo cospicuo. Tale spostamento fa si che sia possibile misurare, mediante analisi spettroscopica, il suo moto radiale rispetto all’osservatore con una certa facilità permettendo di dedurre quindi la presenza del pianeta (leggi anche a pag 32).

Metodo dei transiti

Quando il piano dell’orbita planetaria è approssimativamente allineato con la linea di visuale dell’osservatore, il pianeta si troverà a transitare periodicamente sul disco stellare

occultandone una porzione via via diversa per tutta la durata del transito. Questa occultazione crea una tipica variazione di luminosità della stella (detta “curva di luce”), dalla cui misura è possibile derivare la dimensione relativa tra il pianeta e la stella (vedi pag 46).

Tecniche di imaging

La possibilità di ottenere immagini di sistemi esoplanetari (tecnica di imaging) sta letteralmente facendo passi da gigante grazia ai sistemi di ottica adattiva che

permettono di ottenere immagini al limite di diffrazione anche con i grandi telescopi posti sul suolo terrestre. Con tali tecniche è possibile osservare direttamente i pianeti giganti posti a grande distanza dalla loro stella nei sistemi planetari giovani. La recente formazione fa sì che questi pianeti siano ancora sufficientemente caldi da risultare visibili nelle bande infrarosse.

Microlensing

Questo metodo sfrutta l'effetto di lensing gravitazionale: la luce proveniente da una stella lontana è piegata e focalizzata dalla gravità nel momento in cui un pianeta passa sulla linea di vista tra la stella e la Terra.

Inizia la caccia ai pianeti extrasolari

Quello della tecnica dei “transiti” (vedi il Box “Metodi per rilevare i pianeti extrasolari”) non è certamente il solo metodo per scoprire un pianeta extrasolare e, in effetti, il primo pianeta scoperto attorno a una stella simile al Sole, 51 Pegasi b, percorre un’orbita che non dà luogo a transiti. Era il 1995, quando gli astronomi svizzeri Michel Major e Didier Queloz annunciarono la scoperta di 51 Pegasi b (per saperne di più, leggi l’articolo su questo stesso numero di Coelum Astronomia), di massa simile a Giove ma in un’orbita molto vicina alla sua stella, molto più di quanto Mercurio lo sia al Sole. Il pianeta 51 Pegasi b è stato individuato misurando il moto regolare compiuto dalla stella attorno al centro di massa del sistema planetario usando la tecnica delle velocità radiali.

Metodi per rilevare i pianeti extrasolari

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