Coelum Astronomia 215 - 2017 - Page 15

distribuzione orizzontale dei venti, ma hanno trovato anche qualcosaltro di inaspettato.

«Abbiamo scoperto un flusso d’aria particolarmente veloce, simile a una corrente a getto equatoriale, grazie alle immagini del luglio 2016, e presente anche almeno per i due mesi successivi. Nel marzo di quell’anno, invece, le velocità dei venti alla stessa latitudine erano piuttosto lente, e nessuna corrente del genere è stata rilevata».

I risultati del team hanno quindi per la prima volta evidenziato che le velocità dei venti nelle nubi di media e bassa altitudine hanno una variabilità sia spaziale che temporale, e molto maggiore di quello che si credeva, tanto da poter creare una corrente a getto vicino all’equatore mai individuata fin’ora, non solo in quelle zone, ma nemmeno nella ben meglio conosciuta e turbolenta atmosfera superiore.

«Benché non sia ancora chiaro perché si formi questo flusso equatoriale», sottolinea quindi Horinouchi, «i meccanismi che possono causarlo sono limitati, e relativi alle varie teorie sulla super rotazione. Per questo, ulteriori analisi dei dati

inviatici da Akatsuki, ci aiuteranno non solo a trarre nuove informazioni riguardo a questi flussi locali, ma anche a dare una direzione alle teorie che cercano di spiegare il fenomeno della super-rotazione».

Sopra. Immagine in falsi colori delle nubi nella notte di Venere, riprese dalla camera IR2 della sonda Akastuki. Le nubi più spesse sono nei toni più scuri, perché la luce infrarossa proveniente dagli strati più bassi dell'atmosfera fatica ad attraversarle. Crediti: PLANET-C Project Team.

A sinistra. Nel grafico le velocità dei venti raccolte dalle osservazioni della camera Akatsuki/IR2 l'11 e 12 luglio 2016. I venti longitudinali medi sono indicati in riferimento alla latitudine; il picco nella velocità del vento alle basse latitudini indica la corrente di getto individuata. Crediti: PLANET-C Project Team.

Sotto. Time-lapse in pseudocolori che mostra le immagini raccolte dalla IR" camera della sonda a intervalli di due ore. Crediti: PLANET-C Project Team

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