Coelum Astronomia 215 - 2017 - Page 14

Venere è ben noto per la sua straordinaria e spessa atmosfera: una coltre di nubi che, nella sua parte superiore, ruotano velocemente intorno al pianeta con un periodo di quattro giorni terrestri, in netto contrasto con la rotazione stessa del pianeta, ovvero la durata del giorno venusiano, di ben 243 giorni terrestri.

Gli astronomi planetari non hanno ancora compreso completamente l’origine e motore di questo fenomeno, noto come “Super Rotazione”, ma stanno lavorando per dare una risposta all’enigma. In una ricerca pubblicata su Nature Geoscience, Takeshi Horinouchi (professore associato alla Hokkaido University) e colleghi, sono riusciti a individuare venti particolarmente forti, fino a 80 metri al secondo, nello strato medio inferiore delle nuvole del pianeta, utilizando le osservazioni della sonda Akatsuki della JAXA (agenzia spaziale giapponese).

La camera IR2 nel vicino infrarosso della sonda, infatti, è riuscita a tracciare con successo le nuvole di bassa altezza di Venere, e in particolare lo strato più spesso tra i 45 e i 60 km di altezza.

«Il risultato è stato possibile osservando la silhouette delle nuvole che appare quando la luce infrarossa, originata dalla radiazione termica che proviene dalla bassa atmosfera, filtra attraverso le nuvole», spiegano gli autori della ricerca. «Simili osservazioni erano già state fatte precedentemente dalla Venus Express dell’ESA e dalla sonda Galileo della NASA, ma avevano fornito solo dati limitati a zone di bassa latitudine del pianeta. Da queste osservazioni si era ipotizzato che la velocità del vento negli strati medio inferiori fosse uniformamente orizzontale e con poche variazioni temporali».

Nel loro studio, Horinouchi e colleghi hanno analizzato i dati raccolti dalla Akastuki tra il marzo e l’agosto del 2016, utilizzando un metodo di tracciamento del movimento delle nubi sviluppato da loro stessi, per dedurre la

Forti correnti nell’atmosfera

di Venere

di Redazione Coelum Astronomia

L’atmosfera di Venere è famosa soprattutto per rendere altamente inospitale il pianeta e proteggerlo dal nostro continuo tentativo di conoscerlo meglio… ma uno studio giapponese, grazie ai dati della sonda Akastuka, ha fatto un passo avanti indivudando delle forti correnti inaspettate nella parte più interna di questa spessa coltre di nubi tossiche.

In alto. Un'illustrazione della sonda Akatsuki che ha utilizzato con successo un metodo di tracciamento delle nubi, sviluppato per dedurre le distribuzioni orizzontali dei venti basati su dati camera a infrarossi IR2 a bordo di Akatsuki.

Crediti: PLANET-C Project Team.

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