Coelum Astronomia 215 - 2017 - Page 26

Coelum Astronomia

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51 Pegasi b:

il primo esopianeta

non si scorda mai

di Michele Diodati

51 Pegasi b, la cui scoperta fu annunciata alla fine del 1995, fu il primo pianeta extrasolare trovato in orbita intorno a una stella di sequenza principale come il Sole. Il primo di una lunga serie. È anche uno dei pochi esopianeti ad avere avuto un nome vero e proprio, anzi due.

Ecco la storia della scoperta di 51 Pegasi b, un gioviano caldo in orbita intorno a una stella posta a 50 anni luce dalla Terra, nella costellazione di Pegaso.

La scoperta del primo esopianeta in orbita intorno a una stella di sequenza principale fu il risultato di una corsa all’ultimo sangue, o meglio all’ultimo fotone, tra due team di ricercatori. La spuntarono per soli 6 giorni Michel Mayor e Didier Queloz dell’Università di Ginevra. Il 6 ottobre 1995, 22 anni fa, i due annunciarono ufficialmente alla comunità scientifica che, usando lo spettrografo ELODIE dell’Osservatorio di Haute-Provence in Francia, avevano ottenuto prove convincenti dell’esistenza di un pianeta di taglia gioviana intorno a 51 Pegasi, una stella distante circa 50 anni luce dal sistema solare. Il 12 ottobre Geoffrey Marcy e Paul Butler confermarono la scoperta, sulla base dei dati che avevano accumulato in sole quattro notti di osservazione usando lo spettrografo Hamilton del Lick Observatory in California. Per ironia della sorte, i due astronomi americani, che stavano cercando anche loro esopianeti intorno a stelle di tipo solare, avevano escluso fino ad allora 51 Pegasi dal gruppo di stelle sotto osservazione, perché il catalogo dell’Osservatorio la dava erroneamente come una subgigante, mentre era invece una stella molto simile al Sole, un bersaglio ideale per quel tipo di ricerca.

Al pianeta fu attribuito il nome convenzionale di 51 Pegasi b, con la lettera minuscola “b” che indica il primo pianeta nel sistema planetario della sua stella. Gli studi che descrivevano la storica scoperta furono pubblicati rispettivamente su Nature il 23 novembre 1995 e su The Astrophysical Journal il 1° giugno 1997.