Coelum Astronomia 214 - 2017 - Page 90

propaggini dell’anello più interno, l’anello D. Dopo ogni passaggio, la sonda risale verso il proprio apoapside, a oltre 1,3 milioni di chilometri da Saturno; conclusa la lenta scalata, la sonda ricomincia ad avvicinarsi al pianeta, allestendo il palco per un nuovo passaggio ravvicinato.

Il primo passaggio attraverso il piano degli anelli è avvenuto alle ore 11 del 26 aprile, quando Cassini si è tuffata a soli 4760 chilometri di distanza dall’anello D. Avventurandosi in territori mai sondati prima, gli scienziati hanno preferito applicare tutte le precauzioni possibili. Poco prima dello storico passaggio, la sonda ha assunto una posizione tale che l’antenna ad alto guadagno risultasse puntata verso la direzione di volo. Così facendo, Cassini ha usato la propria antenna come scudo (leggi i dettagli su Coelum Astronomia 212) da eventuali microparticelle.

Il secondo passaggio è avvenuto nella sera del 2 maggio, una ventina di chilometri più in alto del precedente. Stavolta, però, Cassini ha rinunciato alla protezione della propria antenna, preferendo non sacrificare le preziose e irripetibili osservazioni scientifiche rese possibili da questo straordinario finale di missione. Per la prima volta, Cassini ha mappato da distanze così ravvicinate il campo magnetico che avviluppa il gigante gassoso; per l’ultima volta, invece, gli occhi robotici della sonda hanno potuto osservare gli anelli di controluce – una geometria che rende particolarmente visibili gli anelli più rarefatti e che enfatizza le strutture su piccola scala.

Nei tre successivi passaggi – quelli del 9, del 15 e del 22 maggio – Cassini si è spinta a distanze ancor più ravvicinate, sorvolando la violenta atmosfera di Saturno a quote comprese tra 2660 e 2710 chilometri rispetto al livello di pressione pari a 1 bar, scelto per convenzione come punto d’inizio dell’atmosfera vera e propria.

In questi tre sorvoli, Cassini ha scoperto le proprie carte, ricorrendo a molte delle tecniche osservative che giocheranno un ruolo di primo piano in questo finale di missione.

Crediti: NASA-JPL-Caltech.

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