Coelum Astronomia 214 - 2017 - Page 77

Sotto. Questo grande mosaico del sistema di Saturno è stato ottenuto assemblando insieme 141 immagini NAC e WAC riprese con i filtri rosso, verde e blu per una vista in colori naturali.

Nell'immagine appaiono anche Marte, Venere, la Terra e la Luna.

Crediti: NASA/JPL-Caltech/SSI

Il 19 luglio 2013, dopo il mosaico globale del sistema di Saturno ripreso nel 2006, un'altra grande occasione fu trasformata dalla NASA in un vero e proprio evento mediatico mondiale. Chiamato “Wave at Saturn”, invitava il pubblico a salutare la Cassini nell'esatto momento in cui la sonda stava scattando foto da Saturno rivolta verso la Terra. L'iniziativa non solo portò un grande coinvolgimento popolare ma ispirò anche altre missioni: il team MESSENGER, sulla scia della Cassini, cercò di riprendere la Terra e Luna nel corso di una campagna di osservazione di Mercurio dedicata alla ricerca di satelliti naturali, sempre il 19 e il 20 luglio 2013.

In poco più di 4 ore, la Wide e la Narrow Angle Camera catturarono 323 immagini con diversi filtri.

La Terra e la Luna appaiono incastonate tra l'anello E e G in basso a destra.

Il 29 settembre 2013 un altro curioso annuncio coinvolse Titano: lo spettrometro CIRS (Composite Infrared Spectrometer) a bordo della Cassini individuò propilene nell'atmosfera della luna, un composto base del polipropilene comunemente chiamato plastica sulla Terra.

La scoperta fu la prima rilevazione di questo materiale su una luna o pianeta diverso dal nostro ma, per quanto curiosa, era attesa dagli scienziati.

Da vera protagonista, sempre nel 2013, la luna di Saturno fu coinvolta anche in un altro grande risultato. Grazie ai dati rilevati dal radar a bordo della sonda, utilizzato come altimetro, un team italiano, guidato da Giovanni Picardi, Roberto Seu, Marco Mastrogiuseppe e Valerio Poggiali del laboratorio radar del dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, Elettronica e Telecomunicazioni (DIET), riuscì per la prima volta a misurare la profondità di un mare alieno, il Ligeia Mare.

La scoperta, presentata al congresso dell'American Geophysical Union a San Francisco, si basava sulle misure prese durante il flyby T-91 del 23 maggio 2013.

La ricerca mostrò che la profondità del Ligeia Mare arriva fino a 160 metri circa nella zona monitorata. Un dato essenziale con il quale gli scienziati hanno potuto successivamente stimare il volume totale dei liquidi su Titano, concentrati per il 97% al polo nord in un'area di circa 900 per 1.800 chilometri.

La riflessione del segnale fu efficace lungo tutta la tratta analizzata permettendo di ricostruire la prima batimetria di un mare extraterrestre.

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