Coelum Astronomia 214 - 2017 - Page 69

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Sopra. Un mosaico di tre immagini riprese dalla Narrow Angle Camera della Cassini nel visibile il 21 novembre 2009 durante il flyby E-8 su Encelado.

Crediti: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute / Elisabetta Bonora & Marco Faccin / aliveuniverse.today.

Nella pagina precedente in basso. Le due immagini furono riprese dallo spettrometro della Cassini il 26 agosto 2008, a distanza di 80 minuti l'una dall'altra. L'impronta aurorale si sposta a seconda dell'orbita di Encelado. I colori rappresentano l'intensità delle emissioni ultraviolette: le emissioni più basse in blu e nero; quelle più alte in giallo e bianco.

L'area copriva 1.200 per 400 chilometri e nel picco più luminoso registrato splendeva di un'intensità paragonabile alla più pallida l'aurora visibile sulla Terra senza un telescopio, nello spettro della luce visibile.

Crediti: NASA/JPL/University of Colorado/Central Arizona College.

interagisce con i gas presenti nell'alta atmosfera.

L'impronta aurorale innescata da Encelado fu rilevata in ultravioletto nel 2008 grazie allo spettrometro UVIS della Cassini.

Tuttavia, ciò che tenne veramente impegnati gli scienziati in questi anni di missione fu scoprire i segreti di Encelado, dei suoi geyser e del mare sotterraneo.

Un importante contributo fu pubblicato sulla rivista Nature a giugno 2011: i dati rilevati dalla Cassini durante tre flyby, tra il 2008 e il 2009, indicavano che i grani immediatamente espulsi dalle “tiger stripes” sono ricchi di sodio (con una “composizione oceanica”) e potassio.

La Cassini aveva già rilevato un po' di sodio nel 2009 nelle particelle ghiacciate che compongono l'anello E, costantemente rifornito di materiale direttamente dai getti della luna ma questa fu una prova ancora più forte e convincente che il mare sotterraneo deve essere a diretto contatto con la roccia. Una condizione fondamentale per creare l'energia e la chimica giusta in un ambiente potenzialmente abitabile.

Il 6 novembre 2011 si aggiunse un nuovo tassello: il SAR (Synthetic Aperture Radar Imager) a bordo della Cassini, normalmente impegnato nello studio di Titano, fu utilizzato per la prima (e, purtroppo, unica) volta su Encelado.

La regione esaminata non comprendeva direttamente le “tiger stripes” ma un'area di terreno a poche centinaia di chilometri di distanza che al radar appariva come una delle cose più brillanti osservate dalla Cassini, indice di una maggiore rugosità della superficie. Le immagini mostrarono dettagli e texture mai viste prima sulla luna di Saturno: una fitta rete di scanalature e fratture, per lo più lineari, generate probabilmente da uno stress della crosta ghiacciata.

Oltre che per l'imaging, il SAR può essere utilizzato anche come altimetro o scatterometro o, in modalità passiva, come radiometro. Il tal modo, non emette alcun segnale ma sfrutta le onde elettromagnetiche già presenti nell'ambiente per ricavare informazioni termiche. Durante il flyby, questa analisi a microonde indicò che c'è del calore appena sotto la superficie di Encelado. Gli scienziati sono convinti che, anche se i dati non interessano le bocche dei geyser e coprono solo una piccola fascia rispetto al polo sud della luna,