Coelum Astronomia 214 - 2017 - Page 68

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Coelum Astronomia

testimonianza di quanto il fenomeno meteorologico fosse potete ed intenso. Una grande sorpresa anche per gli scienziati.

Nell'immagine del 6 marzo 2011 il fulmine appariva come come un globulo blu: con un diametro stimato di circa 200 chilometri, sprigionò 3 miliardi di watt di energia visibile per un secondo.

Nel frattempo, la grande mole di dati già raccolti negli anni precedenti continuava a restituire risultati: con un articolo pubblicato sulla rivista Nature il 21 aprile 2011, fu annunciata la scoperta di un flusso di particelle cariche tra Encelado e Saturno.

Come una sorta di cordone ombelicale, gli elettroni vengono scambiati tra i due corpi correndo lungo le linee del campo magnetico che collegano il pianeta alla luna, generando fenomeni aurorali quando le particelle cariche si immergono nell'atmosfera del gigante gassoso. Questo tipo di aurore, simili a quelle di Giove, si vanno ad aggiungersi alle altre di “tipo terrestre”, che si formano ai poli quando il vento solare

Sopra. Il fulmine ripreso dalla Cassini sul lato diurno di Saturno il 6 marzo 2011. Il fulmine è visibile nel blu, colore ulteriormente enfatizzato in questa elaborazione. Ma attenzione, i fulmini non solo blu su Saturno, semplicemente, per una casualità, le uniche riprese con la giusta risoluzione e esposizione che sono riuscite ad immortalarne uno erano in filtro blu. A destra, una freccia indica la posizione nella tempesta in cui è apparso. Crediti: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute.