Coelum Astronomia 214 - 2017 - Page 63

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Il fulcro della Equinox Mission arrivò il 10 agosto 2009, il giorno dell'equinozio, da cui la missione estesa prese il nome: un momento magico in cui la luce del Sole colpisce il pianeta quasi in linea con il piano degli anelli, offrendo una vista unica di Saturno. Furono proprio queste particolari condizioni di illuminazione che permisero agli scienziati di scoprire singolari onde e curiosi elementi verticali all'interno degli anelli.

Periodo fortunato l'equinozio: il 17 agosto 2009 la Cassini riuscì a catturare i primi fulmini su Saturno visti alle lunghezze d'onda dello spettro visibile. Le sonde Voyager, e la Cassini stessa, ne avevano già osservato gli effetti e ascoltato le emissioni radio ma ottenere la foto di un fulmine su un pianeta molto luminoso è tutt'altra storia. Tuttavia, durante l'equinozio, il Sole illuminava solo il bordo degli anelli che, di conseguenza, sul lato notturno del pianeta riflettevano meno luce. Queste tre immagini del lato buio di Saturno furono catturate dalla Narrow Angle Camera da una distanza approssimativa di 2,1 milioni chilometri con una risoluzione di 24 chilometri per pixel.

Il 13 settembre 2009, in occasione dell’European Planetary Science Congress a Potsdam (Germania), gli scienziati annunciarono la scoperta di una nuova fascia temporanea di radiazioni situata a circa 337.000 chilometri dal centro del pianeta, nei pressi dell'orbita di Dione. Tale fenomeno consiste in brevi picchi di particelle cariche probabilmente originate dagli effetti delle tempeste solari che raggiungono Saturno e fu rilevato solo tre volte nel 2005. Chiamata “Dione belt”, gli scienziati ritengono che tali particelle vengano poi assorbite gradualmente dalla luna e