Coelum Astronomia 214 - 2017 - Page 51

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Sopra, a sinistra. Una delle prime immagini scattate dalla Huygens dopo l'atterraggio. Crediti: ESA. A destra. Immagine in falsi colori di Titano, ripresa durante un flyby ravvicinato della Cassini il 26 ottobre 2004.Crediti: NASA/JPL/Space Science Institute.

Il 2005 iniziò con un evento storico: il 14 gennaio, la Huygens entrò nell'atmosfera di Titano a 22.000 chilometri orari, raggiungendo la superficie della luna.

Gli strumenti scientifici vennero accesi a un’altitudine di circa 160 chilometri e continuarono a trasmettere per 1 ora e 20 minuti dopo l'atterraggio.

I dati vennero raccolti dalla Cassini e, per fortuna, da una rete di ascolto terrestre. L'orbiter, infatti, avrebbe dovuto ricevere il segnale dalla Huygens su due canali ma, a causa di un comando operativo sbagliato, ne fu usato uno solo; inoltre, la sonda sopravvisse più a lungo del previsto, continuando a trasmettere quando la Cassini era ormai fuori portata, già tramontata sotto l'orizzonte di Titano.

La Huygens toccò il suolo in una regione chiamata Xanadu, un altopiano di ghiaccio e acqua altamente riflettente, grande quanto l'Australia. Un recente riesame dei dati ha mostrato che il terreno era simile a un manto nevoso congelato in superficie, con una crosta esterna più dura e soffice all'interno.

Durante la discesa, gli strumenti presero misure senza precedenti attraversando i vari strati atmosferici ma una delle scoperte più sorprendenti fu la rilevazione di un'insolita attività elettrica: il Permittivity, Wave and Altimetry (PWA) registrò un curioso segnale ELF (“extremely low frequency”, frequenze estremamente basse), noto come risonanza di Schumann. Sulla Terra, è un disturbo elettromagnetico a bassa frequenza innescato dai fulmini ed amplificato nell'atmosfera che agisce come "cassa di risonanza".